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Grandi narratori del '900


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Giorgio Bassani


 

Biografia di Giorgio Bassani

(Bologna 1916 - Roma 2000)

“Come scrittore ho sempre guardato più all’800 che al ‘900”: in queste parole, è racchiusa la chiave di volta per accedere all’universo di Giorgio Bassani e, anche, per comprendere la non positiva accoglienza riservata da parte della critica ai suoi lavori, all’epoca dell’uscita. L’opera dello scrittore bolognese, infatti, nell’ambito della narrativa nostrana tra il 1945 ed i primi anni ‘60, segna l’inizio d’una fase di restaurazione, il transito dal modulo neorealistico al registro elegiaco: un ripiegamento nel privato, in definitiva, un tuffo nella nostalgia e nel ricordo, indice d’un palese distacco dalla dimensione dell’impegno. Il suo percorso letterario - le principali tappe del quale sono “La passeggiata prima di cena” (1953), “Gli ultimi anni di Clelia Trotti” (1956), “Gli occhiali d’oro” (1958), “Il giardino dei Finzi Contini” (1962), “Dietro la porta” (1964), “L’airone” (1968), “L’odore del fieno” (1972) - ha inteso rappresentare abitudini e mentalità della comunità israelitica benestante di Ferrara. Detta località è centrale negli scritti del nostro: essa “è costruita come luogo mentale, e come unica possibilità per narrare storie; come scenario di racconti, romanzi e poesie, talmente vivido da farsi sempre più irreale, impossibile, sbiadito; come luogo mentale, ma anche come luogo della memoria; della memoria collettiva di una città che diventa memoria del narratore e memoria dei suoi personaggi” (R.Cotroneo). Non s’immagini, però, Bassani alla stregua d’un narratore che non si confronti con la Storia o che tema di prender posizione: sono molte, le pagine sue ove si denuncia l’incapacità della borghesia a comprendere la natura del fascismo e l’inevitabile sbocco delle leggi razziali. A livello di contenuti, poi, ricorrente è il tema della diversità, della discriminazione: si pensi all’anziana maestra socialista controllata dalla polizia de “Gli ultimi anni di Clelia Trotti”; ad Athos Fadigati che, emarginato per la propria omosessualità, finisce suicida (“Gli occhiali d’oro”); a Geo Josz, reduce dai campi di sterminio e straniero in una società in cerca d’oblio (“Una lapide in via Mazzini”, 1956); all’autorinuncia della famiglia Finzi-Contini, all’esclusione del narratore in “Dietro la porta”, fino a giungere al Limentani de “L’airone”. Innervata della dolente constatazione della legge di morte connaturata alle cose dell’uomo, la poetica dell’autore - espressa in formacompiuta ne “Il giardino dei Finzi-Contini”, tanto nell’amore irrealizzato fra il protagonista e Micol quanto nei destini degli altri personaggi - trova nel rimpianto pel tempo perduto la propria collocazione, secondo modalità a volte un poco estetizzanti. Ciò detto, è impossibile negare a Bassani una “maestria eccezionale nel descrivere quegli ambienti con mezzi apparentemente naturalistici, ma che hanno invece la capacità di trasportarli subito in una vaga atmosfera di incantesimo, di sortilegio” (G.Manacorda).

Francesco Troiano

Bibliografia

Giorgio Bassani

Giorgio Bassani

 

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