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Diceria dell’untore
Romanzo d’esordio dell’autore, “Diceria dell’untore” fu pubblicato per la prima volta nel 1981 ed ottenne un immediato successo di critica e di pubblico, sancito dalla vittoria al Campiello nello stesso anno. Debutto sorprendente per il maturo professore di Comiso che, all’età di sessant’anni, ripercorre nel romanzo l’esperienza autobiografica della degenza nel sanatorio della “Rocca”, vicino a Palermo. In un’intervista rilasciata a Leonardo Sciascia il primo marzo 1981 per “L’Espresso”, Bufalino confessa di aver rivisitato il testo per dieci anni prima di pubblicarlo (“L’ho pensato e abbozzato verso il ‘50, l’ho scritto nel ‘71. Da allora una revisione ininterrotta, fino alle bozze di stampa. Mi è venuto dall’esperienza di malato in un sanatorio palermitano: negli anni del dopoguerra, quando la tubercolosi uccideva e segnava ancora come nell’Ottocento”) e di aver scritto il primo capitolo per gioco (“Confesso che il primo capitolo che scrissi fu come un gioco serio: e consisteva nel trovare intrecci plausibili tra 50 parole scelte in anticipo per timbro, colore, carica espressiva”). Come testimoniano queste affermazioni, l’ossessione per la forma gioca un ruolo rilevante nell’opera dell’autore, che ripropone il binomio amore - morte accanto al tema della Sicilia e della memoria. Nell’estate del 1946, un giovane reduce della guerra con un polmone sconciato dal freddo e dalla fame giunge alla Rocca. Qui conosce Marta, una ballerina dal passato ambiguo, malata gravemente di tisi, una ventenne diafana come un serafino, “dalla vita sottile e dalle ali roventi”, scampata di poco alla morte per due volte, perché ebrea e perché accusata di collaborazionismo. Tra i due giovani nasce un amore sofferto, ostacolato dalla gelosia di Mariano Grifeo Cardona di Canicarao detto Gran Magro, medico mefistofelico che regola la vita del sanatorio.
Conclusasi tragicamente la storia con Marta, al protagonista tocca un nuovo confronto con la vita e con la Storia. E’ lui, tra i tanti compagni del sanatorio - il colonnello, Sebastiano, i due Luigi, l'Allegro e il Pensieroso, Giovanni, Angelo e il cappellano Padre Vittorio - l’unico a salvarsi, a tradire quel “silenzioso patto” di non sopravvivere l’uno all’altro che li legava.
Bibliografia
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Diceria dell'untore
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