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Carattere chiuso, schivo, la Deledda è creatrice di un universo letterario che si colloca fra il verismo verghiano e il decadentismo di Gabriele D’Annunzio con tratti assolutamente personali
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"Il motivo del libro è la rappresentazione della coscienza dei due amanti, e soprattutto di Elias, in cui si agitano continuamente confusi la tentazione, il terrore del peccato, il desiderio del bene, l'abbandono al male. Forse è questo il libro di più alta e insieme di più solida moralità che sia stato scritto in Italia dopo "I Promessi sposi". Attilio Momigliano
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Uscito a puntate sulla "Nuova Antologia" nel gennaio-febbraio del 1908 e pubblicato in volume nello stesso anno, "L'edera" è tra le opere più decadenti dell'autrice. Con una forte ispirazione religiosa, esso è incentrato sulla ricerca di un castigo conseguente ad un senso di colpa intollerabile
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Pubblicato nel 1913 nell'"Illustrazione italiana" e poi edito in volume dalla casa editrice Treves di Milano, "Canne al vento" è considerato il capolavoro di Grazia Deledda. Incentrato sul tema della fragilità umana davanti al destino, il romanzo è costruito su un complesso intreccio narrativo, articolato in più sezioni, legate dalla figura di Efix, il servo della famiglia Pintor, che è testimone e protagonista della vicenda
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