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Grandi narratori del '900


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Grazia Deledda


 

L'edera

Uscito a puntate sulla “Nuova Antologia” nel gennaio-febbraio del 1908 e pubblicato in volume nello stesso anno, “L’edera” è tra le opere più decadenti dell’autrice. Con una forte ispirazione religiosa, esso è incentrato sulla ricerca di un castigo conseguente ad un senso di colpa intollerabile, tema che la Deledda elabora in un racconto misterioso e allucinato. L’ispirazione verista, tuttavia, è evidente nella descrizione del contesto regionale e nell’analisi della decadenza economica della nobiltà. Annesa, un’orfanella che la famiglia dei Decherchi, nobili del luogo, ha accolto nella propria residenza di Barunei, vive da anni con i propri benefattori, attaccata a loro in modo morboso, proprio come l’edera che cresce sui muri. Paulo, l’ultimogenito, è rimasto vedovo con una bambina e consuma la propria vita nell’ozio, dissipando i beni di famiglia. Prossimo al tracollo finanziario se non trova un nuovo prestito, assediato dai creditori, l’uomo teme di dover vendere anche l’ultima tanca, anche la casa, e minaccia di suicidarsi. Annesa, innamorata di lui e corrisposta in una relazione clandestina che sa d’incesto, è disperata e, pur di salvare Paulo, si risolve ad un gesto estremo: uccidere il ricco ospite dei Decherchi per ottenerne l’eredità. Sconvolta dal misfatto, in preda al rimorso e tristemente conscia dell’inutilità del suo gesto (giacché Paulo aveva, alla fine, trovato un prestito), Annesa abbandona l’uomo che ama per espiare il proprio peccato. Dopo molti anni passati a servire lontano da Barunei, ella torna infine per sposare Paulo e dividere con lui l’estremo castigo, nella completa miseria.


Bibliografia

Grazia Deledda: L'edera

L'edera

 

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