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L'isola di Arturo
Pubblicato nel 1957, “L’isola di Arturo” segna il passaggio di Elsa Morante al "realismo magico", al racconto che si trasfigura nell’allegoria.
Sull’isola di Procida, non lontano da Napoli, Arturo trascorre l’infanzia e la giovinezza in un microcosmo fatto di mare, sogni e fantasie infantili. Nell’immaginario del bambino la madre, morta nel metterlo al mondo, aveva scelto per lui il nome d’una stella e di un antico re della Bretagna. Il padre, bello e biondo, è per lui come un dio, da contemplare con devozione nonostante la sua indifferenza ed il suo egoismo. Educato dall’amico quindicenne Silvestro e dalla natura, Arturo racconta il proprio percorso di formazione alla vita adulta, che giunge fatalmente a compimento con l’arrivo sull’isola di Nunziatina, la giovanissima sposa del padre capace di turbare profondamente l’animo suo. Madre-matrigna ed allo stesso tempo bambina, la bella Nunziata incarna, agli occhi d’Arturo, una femminilità materna e sensuale. I baci suoi si trasfigurano in quelli d’amante, segnando la fine dell’infanzia: è così che il ragazzo, divenuto uomo, abbandona l’isola della giovinezza, pronto per affrontare il mondo con infinita nostalgia per quella piccola terra che “fu tutto”.
Bibliografia
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L'isola di Arturo
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