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Grandi narratori del '900


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Anna Maria Ortese


 

Biografia di Anna Maria Ortese

(Roma 1914 - Rapallo 1998)

Nata da Oreste Ortese, impiegato governativo in un ufficio finanziario della Prefettura della capitale, e da Beatrice Vaccà, donna di superiore condizione sociale ben presto obliata in favore della famiglia, la piccola Anna Maria frequenta le scuole elementari in Libia fino a che fa ritorno coi genitori in Italia, per stabilirsi a Napoli. Scrive la sua prima prosa all'età di diciassette anni e la invia ad “Italia Letteraria” (poi “Fiera Letteraria”), che decide di pubblicarla. Dipoi, esordisce nel 1937 con la raccolta di racconti “Angelici dolori”, per la quale viene apparentata al “realismo magico” del Bontempelli; nelle opere successive, tuttavia, meglio si delinea la personalità di un'autrice non riconducibile ad alcuna precisa influenza, sensibile ed attenta alla realtà però - a differenza degli scrittori del neorealismo che, parole sue, “si gravavano della cronaca” senza riuscire a dominarla - capace di trasfigurare la medesima attraverso uno sguardo lieve e penetrante. L'arco immenso dell'arte sua (oggi in parte riunito nei due splendidi volumi dei “Romanzi”, editi da Adelphi) è contenuto, ad esempio, nelle narrazioni de “Il mare non bagna Napoli” (1953, premio Viareggio), ove l'oscillazione fra l'oggettività visionaria del primo racconto - “Un paio di occhiali”, nel quale questi ultimi rivelano l'orribilità del mondo ad una bimba carente di vista - e la febbrile soggettività di quello conclusivo - “Il silenzio della ragione”, lucido e tagliente ritratto dell'ambiente intellettuale partenopeo del periodo - dannoconto della non comune duttilità espressiva ortesiana. E’ del 1965 “L’iguana”, il suo debutto nel romanzo, che apre “la stupefacente processione di esseri vilipesi e oscuri, di spoglie zoomorfe, sentimenti umani e virtù celesti, destinati ad accamparsi sul frontespizio dei romanzi a venire” (M.Farnetti); seguono “Poveri e semplici” (1967, premio Strega),“La luna sul muro” (1968), “L'alone grigio” (1969), “Il porto di Toledo” (1975), “Il cappello piumato” (1979). Verranno infine le cose più note e mature, “Il cardillo addolorato” (1993), “Alonso e i visionari” (1996), ove una suggestiva mediazione tra “il risentimento e il sogno di una società felice, la pena di vivere e la proiezione fantastica” (P.Di Stefano) prende corpo e lo sperimentalismo linguistico produce esiti memorabili. Appartata ed introversa (“sono sempre stata sola, come un gatto”), lontana dalle conventicole letterarie, segnata per tutta la vita dal dolore e dalla povertà (“si scrive perché si cerca compagnia, poi si pubblica perché gli editori danno un po’ di denaro”), è la maggiore scrittrice - assieme ad Elsa Morante - che il nostro Novecento abbia espresso.

Francesco Troiano

Bibliografia

Anna Maria Ortese

Anna Maria Ortese

 

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