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La bella estate
Pubblicato nel 1949, “La bella estate” è incentrato sul tema simbolico dell’iniziazione alla vita, della perdita dell’innocenza attraverso il passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Ginia è una giovane che lavora presso una sarta, dove scopre un mondo diverso dal suo, popolato dai pittori della Torino degli anni '40. Introdotta dall’amica Amelia, che fa la modella, Ginia incontra Guido e subito se ne innamora. Nonostante lui non la ami, la ragazza si trasferisce nella sua soffitta-studio, ma la vita ha in serbo una tragica sorte: Ginia, ammalata di sifilide, si affida alle cure d’Amelia con un’ultima battuta: "Conducimi tu".
Romanzo profondo ed intenso, che mette in scena lo scontro tra purezza e corruzione, incarnate dalle due protagoniste femminili, “La bella estate” sottolinea l’ambiguità del male, che, come la morte, attrae; così il personaggio di Amelia, per quanto negativo, risulta, fino all’ultimo, invitante.
Bibliografia
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La bella estate
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