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La casa in collina
Pubblicato nel 1949, lo stesso anno de “Il carcere”, “La casa in collina” è forse l’opera più autobiografica di Pavese. Romanzo sulla guerra, che distrugge e che finisce solo per chi muore, perché “se un ignoto, un nemico, diventa morendo una cosa simile, se ci si arresta e si ha paura a scavalcarlo, vuol dire che anche vinto il nemico è qualcuno, che dopo averne sparso il sangue bisogna placarlo, dare una voce a questo sangue, giustificare chi l'ha sparso. Guardare certi morti è umiliante. Non sono più faccende altrui, non ci si sente capitati sul posto per caso. Si ha l'impressione che lo stesso destino che ha messo a terra quei morti tenga noialtri inchiodati a vederli e a riempircene gli occhi."
Corrado è professore di scienze, sfugge alla guerra rifugiandosi in collina, perché la collina è un aspetto delle cose, un modo di vivere. Qui è ospite d’Elvira, che lo ama segretamente e non corrisposta; Corrado, addirittura, la disprezza e, appena può, si reca all’osteria “Alle Fontane”, dove incontra molti sfollati, giovani e vecchi, tra cui Cate, la donna che ha amato da ragazzo ed abbandonato ingiustamente. Ritrovarla ora, forte, determinata antifascista, madre di un ragazzo, Dino, che potrebbe essere suo figlio, turba profondamente Corrado. Il giovane incarna tutto quello che lui avrebbe potuto essere; ora vorrebbe occuparsene, essere l’uomo e il padre che non è stato: ma Cate cadrà prigioniera dei tedeschi e Dino fuggirà, preso dalla smania della guerra e dell’azione, destinato a perdersi nel nulla. E Corrado non si salverà dalla propria inettitudine.
Bibliografia
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La casa in collina
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