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Grandi narratori del '900


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Primo Levi


 

I sommersi e i salvati

“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre.”
Quarant’anni dopo “Se questo è un uomo”, Primo Levi torna a scrivere di Lager per analizzare il sistema del campo di concentramento come esercizio del potere assoluto e le dinamiche del comportamento dell’uomo come individuo, e in relazione agli altri, che la vita del Lager mette a nudo. Tra memoria e testimonianza, l’autore trova risposte fondamentali per l’analisi storica del Novecento e la costruzione di un’antropologia dell’uomo contemporaneo. Quali sono le strutture gerarchiche su cui si fonda un sistema autoritario? Quali sono le tecniche per annientare la personalità di un individuo? Quali rapporti legano oppressori e oppressi? Come nasce la “zona grigia” della collaborazione? “I sommersi e i salvati” prende il titolo dal capitolo centrale di “Se questo è un uomo” che identificava nelle due categorie d’uomini le uniche possibilità all’interno del lager, visto che altre coppie di contrari, come ad esempio i buoni e i cattivi, i vili e i coraggiosi, si adattavano meno bene a quel mondo in cui l’uomo è solo e lotta per la vita. Nel saggio, l’autore compie il percorso inverso del romanzo: la propria esperienza specifica di deportato diventa qui lo strumento per cogliere i tratti universali della storia degli individui e dei loro comportamenti. Suddiviso in capitoli apparentemente autonomi ma intrecciati tra loro, “I sommersi e i salvati” nasce dal bisogno di tornare a quell’abisso del proprio vissuto per “conoscere la specie umana” e “difendere la propria anima”, perché ciascuno di noi ha la potenziale capacità di “costruire una mole immensa di dolore”. Fondamentale è il capitolo “La zona grigia”, che affronta il complesso problema del confine tra torturatori e torturati, la zona del compromesso, della collaborazione, del privilegio guadagnato con l’abiezione. Da testimone, l’autore ricorda che, nella lotta disperata per la sopravvivenza, nell’inferno del Lager, il punto più basso è raggiunto dai “corvi del crematorio”, gli ebrei delle Squadre Speciali ridotti a mettere nel forno gli ebrei. Una realtà raccapricciante che suscita pietà. E, ancora da testimone, Primo Levi si sforza di cogliere anche le possibili attenuanti degli aguzzini con la grandezza morale di chi sa sospendere il giudizio su chi è stato piegato dalla fame, dalla tortura, dalle infinite forme di destituzione da ciò che è umano.


Bibliografia

Primo Levi: I sommersi e i salvati

I sommersi e i salvati

 

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