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La tregua
"Sognavamo nelle notti feroci/ Sogni densi e violenti/ Sognati con anima e corpo:/ Tornare; mangiare; raccontare.
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Pubblicato nel 1963, “La tregua” è considerato uno dei capolavori di Primo Levi. Diario del viaggio verso la libertà dal campo di concentramento di Auschwitz, è il seguito di “Se questo è un uomo”. Un’odissea che attraversa le rovine dell’Europa liberata, attraverso la Russia, la Romania, l’Ungheria, l’Austria fino a Torino. E’ un viaggio di ritorno verso la civiltà, lontano dall'annientamento umano del lager, che i reduci intraprendono con un senso di vergogna per quanto subito: “la vergogna che i tedeschi non conobbero, quella che il giusto prova davanti alla colpa commessa da altrui”. A poco a poco, in un susseguirsi d’avventure, i superstiti ritrovano le forze, si mescolano tra loro, si aiutano l'un l'altro perché sono "tornati ad essere delle persone", da Cesare, l’italiano che introduce l’autore nel mercato nero di Katowice, “amico di tutto il mondo, vario come il cielo, festoso, furbo e ingenuo, temerario e cauto, molto ignorante, molto innocente, e molto civile”, al Moro di Venezia, il grande vecchio che sembra uscito dall’Apocalisse, al piccolo Hurbinek, il bambino nato ad Auschwitz che non aveva mai visto un albero.
Nell’avvicinarsi a casa “in un silenzio gremito di memoria”, l’autore ricorda che di seicentocinquanta italiani che erano partiti ritornavano in tre, “vecchi di secoli, oppressi da un anno di ricordi feroci, svuotati e inermi”. La prova del ritorno alla vita è carica d’angoscia, dopo “la tregua” dei mesi trascorsi in viaggio che sono stati “una parentesi di illimitata disponibilità, un dono provvidenziale ma irripetibile del destino", tra l’inferno del lager e il ritorno alla “normalità” perché sempre, oltre la famiglia e la casa ritrovata, esiste l’eco di "una sola parola, non imperiosa, anzi breve e sommessa. È il comando dell'alba in Auschwitz, una parola straniera, temuta e attesa: alzarsi, ‘Wstawac’".
Bibliografia
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La tregua
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