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Grandi narratori del '900


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Vitaliano Brancati



 

Il bell'Antonio

Brancati scrive “Il bell'Antonio” nel 1949. In questo romanzo, alla tematica del “gallismo” si associa il riferimento esplicito alla realtà politica. Antonio Magnano è un bellissimo ragazzo che provoca, fin da adolescente, gran turbamento in tutte le donne di Catania. Il confessore della madre la esorta a pregare Dio perché se lo raccolga presto o, almeno, a sperare che egli divenga cieco e non possa più turbare le fanciulle col suo sguardo.
La fama di grande amatore del giovane è condivisa da tutta Catania, che ammira i suoi successi con le donne e ne racconta meraviglie. Nel 1930, Antonio si trasferisce a Roma e subito si diffonde la voce che sia l'amante della contessa K., moglie di un ministro fascista. Tornato a Catania dopo cinque anni, senza aver fatto alcuna carriera diplomatica, viene incitato dal padre a sposare Barbara, la figlia del notaio Giorgio Puglisi. Ma, ad un certo punto, il notaio mette i Magnano davanti alla tragica verità: "E' accaduto che mia figlia, dopo tre anni di matrimonio, è tale e quale come è uscita dalla mia casa". Il padre di Antonio, quasi impazzito, rifiuta di credere alla realtà: finirà miseramente sotto le bombe, in una casa di appuntamenti d’un quartiere malfamato, per rivendicare l’onore della famiglia. In un mondo in cui la virilità è tutto, solo Ermenegildo Fasanaro, zio materno di Antonio, tornato in Italia dopo vent’anni trascorsi in Spagna a combattere nella guerra civile, riesce ad ascoltare le confidenze del nipote, che gli racconta di essersi sempre servito di sotterfugi per nascondere alle donne il suo umiliante problema. Come afferma Edoardo, il migliore amico di Antonio, alla fine del romanzo, è la grettezza del mito siculo e fascista a causare la rovina del giovane, costretto all’annullamento del matrimonio ed a nascondersi dalle maldicenze della gente come dalle proposte delle altre donne, che gli promettono miracoli in lettere appassionate: “Per qualunque persona di un altro Paese, sarebbe stato un incidente da nulla. Ma per noi no! Per noi è una tragedia! Perché noi pensiamo sempre a una cosa, a una sola cosa, a quella! E intanto un tiranno ci caccia in guerra con una pedata nel sedere, e gli altri popoli ci ricacciano indietro con un'altra pedata, ed entrano nelle nostre case! “
Nel “Bell’Antonio” il gallismo viene, così, privato d’ogni valore ed emerge il vuoto morale che l'ostentazione della virilità cerca, invano, di tenere nascosto. L’ironia di Brancati diventa amaro sarcasmo e denuncia delle viltà politiche.

Vitaliano Brancati - Il bell'Antonio, copertina  prima edizione

Vitaliano Brancati
Il bell'Antonio
Prima edizione


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