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Grandi narratori del '900


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Vitaliano Brancati



 

Paolo il caldo

Nel suo ultimo romanzo, “Paolo il caldo” (1954), pubblicato postumo, Brancati rappresenta la degenerazione del gallismo in follia. Paolo Castorini è segnato fin dall’infanzia dalla tendenza alla lussuria: ciò lo allontana dal padre Michele, uomo sensibile e schivo, che si occupa di problemi spirituali ed impiega il tempo leggendo le “Confessioni” di Sant’Agostino. Consapevole che la felicità è data dal distacco dai sensi ed incompreso, Michele giunge al suicidio. Paolo decide, allora, di lasciare la Sicilia per trasferirsi a Roma, dove vive relazioni brevi e superficiali, tormentato da una sessualità sfrenata, tra fantasie ed approcci sempre più morbosi. Un telegramma improvviso lo costringe a tornare, dopo molto tempo, in Sicilia: la madre, la sorella e lo zio Edmondo sono vecchi e malati. Di fronte a questa decadenza fisica e morale, Paolo prende finalmente coscienza del rischio della follia: “Io rischio di diventare un idiota, e non voglio diventare un idiota!”. Terrorizzato all’idea, egli decide di cambiare vita e sposa Caterina, giovane nipote d’un farmacista con la quale si trasferisce nuovamente a Roma. Tuttavia, Paolo non riesce a liberarsi delle proprie ossessioni: non sapendo accettare le ritrosie ed il candore della giovane sposa, sfoga il proprio desiderio con prostitute che frequenta nei quartieri poveri della capitale, ove la voluttà si fa largo tra la miseria. Quando Caterina fa ritorno in Sicilia, Paolo, solo con la propria libidine, sente “l'ala della stupidità sfiorargli il cervello”. Il gallismo diventa, in quest’ultimo romanzo, patologico, e rappresenta la sconfitta della ragione alle prese con l'ossessione della carne, metafora della crisi della società borghese che non sa affrontare la realtà sfuggente.

Vitaliano Brancati - Paolo il caldo, copertina prima edizione

Vitaliano Brancati
Paolo il caldo
Prima edizione


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