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Biografia di Luigi Pirandello
(Girgenti 1867
- !936)
Nasce
a Girgenti (oggi Agrigento) nel 1867, da una
famiglia borghese. Nel 1891 si laurea
all’Università di Bonn. Tornato in
Italia, nel 1893 si stabilisce a Roma dove inizia a collaborare a riviste letterarie,
per l’interessamento di Luigi Capuana; dal
1897 - ed ininterrottamente fino al 1922 -
insegna all’Istituto superiore di
Magistero, prima stilistica, poi letteratura
italiana. Comincia a pubblicare poesie,
saggi, romanzi e novelle (che, a principiar
dal 1909, apparivano sul “Corriere della
Sera”), per poi affermarsi come autore
drammatico nei due lustri seguenti al primo
conflitto mondiale. Se “Liolà”, “La
giara”, “Il berretto a sonagli”,
“Pensaci, Giacomino!”, “Così è (se
vi pare)”, “Il piacere dell’onestà”
sono i lavori più significativi del periodo
1915-20, è nel 1921 - anno della prima,
sfortunata rappresentazione dei “Sei
personaggi in cerca d’autore” - che la
fama del Nostro varca i confini nazionali,
con il consenso unanime di pubblico e
critica. Da ricordare, ancora, i drammi
“Vestire gli ignudi” (1923) e
“L’amica delle mogli” (1927), dedicati
a Marta Abba. Accademico d’Italia dal
1929, nel ‘34 è insignito del premio
Nobel per la letteratura. Muore a Roma nel
1936, mentre sta lavorando a “I giganti
della montagna”.
I
tratti salienti dell’arte di Pirandello si
presentano sin dalle sue prime prove
narrative: se già nel romanzo breve “Il
turno” (1895) il gusto dell’autore
siciliano pel grottesco corrosivo risulta
infatti evidente, ne “L’esclusa”
(1901) - storia di una donna cacciata di
casa dal marito per un’ingiusta accusa di
adulterio e riammessavi proprio quando
adultera è diventata - si precisa una
visione dell’uomo prigioniero delle
convenzioni e smarrito nel dedalo di una
verità proteiforme. Tali concetti trovano
definitiva sistemazione ne “Il
fu Mattia Pascal” (1904) - dove un
individuo ritenuto morto cerca invano di
crearsi un’identità nuova, finendo per
perdere anche l’originaria - e vengono
integrati dalle riflessioni contenute nel
saggio “L’umorismo” (1908), incentrato
sui problemi della creazione artistica. Se
“I vecchi e i giovani” (1906) segna un
ritorno ai canoni del verismo, nel confronto
tra illusioni risorgimentali e scorciatoie
cercate dalle nuove generazioni, in “Suo
marito” (1911) e “Si gira” (1915) si
fa più pessimistico il suo sguardo
sull’umanità, ingabbiata nella finzione
ed impossibilitata a decrittare il reale.
Uguali tematiche si riscontrano nelle sue novelle, raccolte nel 1922 sotto il
titolo “Novelle per un anno”, e nel suo
ultimo romanzo”Uno,
nessuno e centomila” (1926).
Francesco
Troiano
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