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Mareblù
La vicenda di questo romanzo si svolge nel settembre del 1980, in un luogo imprecisato della Liguria. Augusto Ricci da trenta anni è il custode del camping Mareblù, e ogni mattina si inchina a dare omaggio ai quattro ritratti appesi nella sua stanza, con i quali dialoga ad alta voce: Mao, Marx, Lenin, Stalin. Pur credendo nel Comunismo Augusto ha finito per entrare nell’ingranaggio del sistema. Passa il tempo a meditare l’apocalisse borghese per il camping e per i suoi ospiti, che chiama con il nome della città di provenienza: “Milani”, o “Torini”, o “Bergami”, e disprezza come rappresentanti della tronfia borghesia. Studia i loro movimenti con un vecchio binocolo, che non sa più se sottratto al nemico in Libia o comprato da un rigattiere.
All’improvviso i padroni annunciano che nel camping Mareblù c’è aria di rinnovamento e si prospetta un licenziamento per Augusto, che si umilia fino al punto di pregarli di tenerlo a lavorare per loro.
Sconvolto dall’idea del licenziamento, tormentato da conflitti di coscienza e politici, combattuto tra varie proposte di matrimonio seguite ad una incauta serie di annunci sui giornali, Augusto si rende conto che i motti pronunciati dai quattro personaggi da lui idolatrati spesso suonano patetici, ed è consapevole che ciò che sta vivendo è l’annuncio della sconfitta in un mondo che non riconosce più, il tramonto personale, della sua ideologia e dei suoi idoli.
Gradualmente il custode inizia a fantasticare sulla distruzione del campeggio come atto estremo di ribellione, ma alla fine ad appiccare il fuoco saranno inavvertitamente i figli dei “Milani”. Il rogo provoca uno scontro tra i due proprietari, che pregano Augusto di testimoniare in favore ora dell’uno ora dell’altro.
Il romanzo si conclude con una sonora risata di Augusto, rivolta agli ospiti del campeggio, ai padroni, alla giovinezza e alle sue utopie, e anche ai quattro mostri sacri del Comunismo.
Bibliografia
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Mareblù
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