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Le mosche del capitale
Pubblicato nel 1989, “Le mosche del capitale” segna il ritorno di Volponi a suoi temi abituali, all'analisi del mondo capitalistico con la conclusione dell’impossibilità d’una democrazia industriale. Una riflessione “dall’interno”, che prende corpo attraverso la storia d’un dirigente di una grande azienda del Nord Italia, raccontata tra favola e realismo: la vicenda di un fallimento personale e della disfatta delle illusioni nell'Italia degli anni Settanta.Un’opera appassionata e densa, che indaga in profondità le contraddizioni della società contemporanea sottolineandone l’aspetto disumano, la violenza e la vacuità del potere, ridotto al livello di un ronzio di mosche.
Fine anni ’70 - primi anni ’80. Bruto Saraccini, dirigente di un’industria simile alla Olivetti, viene incaricato del difficile compito di Consigliere Delegato e finisce per passare ad un'altra industria, simile alla Fiat, dove incontra Donna Fulgenzia e vive le tensioni della contestazione operaia, con tanto di arresti per i più turbolenti (tra cui Tecraso, che viene condannato per favoreggiamento di imputati per terrorismo). Non volendo accettare il posto di Capo del Personale, Saraccini è costretto a tornare all’industria che aveva lasciato, sconfitto e con meno potere, in seguito al fallimento dello sciopero del 1980 per la mobilitazione dei ceti medi. Bruto Saraccini è un professore, un umanista e un poeta; ha buone doti imprenditoriali, ma la sua aspirazione ad una forma di lavoro che non alieni l’uomo ne fa un perdente.
Bibliografia
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Le mosche del capitale
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