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L'Opera
di Ambrogio Lorenzetti
Ambrogio
Lorenzetti esprime sin dalla sua prima opera una
straordinaria capacità inventiva ed una forte originalità.
La sua linea pittorica è chiara e sintetica e subordina,
seguendo i dettami della scuola senese, i valori plastici a
quelli strutturali. La sua opera è caratterizzata da una
spiccata vena narrativa, che sembra voler indagare
l'umanità dei personaggi più d'ogni altro elemento.
Già
nella "Madonna" del 1319, la stretta delle mani della
madre nei confronti del bimbo evidenzia l'aspetto umano.
La caratteristica risulta ancora più palese nella
"Madonna" della Pinacoteca di Brera e nella "Madonna
del latte", risalenti al '27, periodo in cui l'artista
si alterna tra Siena e Firenze. In quest'ultima tavola,
Ambrogio rielabora un tipico soggetto bizantino del periodo
trecentesco, accentuando il rapporto di familiarità tra i
due soggetti.
Tra il '26 e il '31, Ambrogio attende, insieme a Pietro,
alla decorazione del Chiostro e del Capitolo del Convento di
San Francesco a Siena. Gran parte degli affreschi è
perduta, ma in ciò che resta ("Martirio dei Francescani a
Ceuta", "Tolosa che pronuncia i voti") è già
evidente la maturità del pittore. Negli stessi anni dipinge
le quattro "Storie di San Nicola di Bari", forse parte
di una pala d'altare poi perduta. La capacità narrativa
del maestro è qui molto evidente: i personaggi ed i loro
movimenti, inseriti in originali inquadramenti prospettici,
si compenetrano armoniosamente con l'ambiente circostante.
L'opera più impegnativa e riuscita di Ambrogio appartiene
agli anni '37-'39, come risulta dai pagamenti del Comune
di Siena. Si tratta della decorazione di tre delle pareti
della Sala dei Nove, nel Palazzo Pubblico di Siena. I
dipinti hanno soggetto allegorico didascalico, con il titolo
"Effetti del Buono e del Cattivo Governo". Ambrogio
traspone i caratteri politici del tema nella sua poetica
personale. Da una parte, la rappresentazione della tirannia,
cornuta, dalla vista malata, circondata dai vizi,
calpestante la virtù; dall'altra, il Governo di Siena
giusto, saggio, imparziale, raffigurato nelle sembianze
d'un uomo anziano, vestito di bianco e di nero, assiso
insieme alle virtù civili, affiancato a sinistra dalla
Giustizia. Sebbene l'allegoria e la simbologia risultino
all'occhio moderno pedanti, è evidente la grandiosità
della composizione e l'espressività dei soggetti.
Elementi ancora più forti nelle "Conseguenze del Buon
Governo in città e in campagna", dove il Lorenzetti
abbandona la rigidità dell'allegorismo, in favore della
gioiosa visione di una città al culmine del suo splendore
politico e sociale.
Esistono altre testimonianze di pittura paesaggistica di
Ambrogio, considerato precursore di tanta pittura
paesaggistica successiva: "Una città vicino al mare",
"Un castello in riva al lago".
Fra le ultime opere del pittore figurano due tavole dalle
singolari caratteristiche prospettiche: "Presentazione al
tempio" e "Annunciazione". Quest'ultima, risalente
al 1344, propone un'originale scelta della scena
rappresentata: non l'apparizione dell'Angelo a Maria, ma
il momento di calma pacifica dell'accettazione della
Vergine.
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Ambrogio
Lorenzetti: Madonna del latte
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