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Antonello da Messina

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L'Opera di Antonello da Messina

Capace come nessun altro di sintetizzare e sviluppare i caratteri della pittura europea del pieno Quattrocento in un mirabile equilibrio fra l’analitica ricerca fiamminga e la solenne monumentalità della pittura italiana, Antonello da Messina ha soggiornato in molti importanti centri artistici della Penisola, rivelando una notevole capacità di recepire le novità più originali di ciascuno e, nel contempo, di offrire importanti contributi autonomi, destinati spesso a tradursi in spinte innovative nelle scuole locali.
A Napoli, intorno al 1450, entra in contatto con le splendide collezioni reali di pittura fiamminga e provenzale e può così studiare lo stile e la tecnica di Van Eyck. Di qui il ricorso alla pittura ad olio, adottata già da decenni nelle Fiandre, e, grazie alla sua opera, la conseguente diffusione in Italia, dove, nel giro di un paio di generazioni, sostituisce la tradizionale tecnica dei colori a tempera, dapprima per opere di piccole dimensioni come i ritratti, poi anche per le pale d’altare.
Il “San Gerolamo nello studio” (1474) è esemplare per dimostrare sia le derivazioni fiamminghe (non a caso l’opera è stata, in passato, attribuita a Van Eyck e a Memling), sia la peculiarità dell’impostazione antonelliana: la minuziosità descrittiva fiamminga, evidente in numerosi dettagli - dagli animali ai vasi di ceramica sul piano sopraelevato dello studiolo, ai libri variamente disposti, alle vesti del Santo -, è sostenuta da un insolito impianto luministico, che unifica, facendoli rifulgere, i molti oggetti.
Successivamente, Antonello tende ad incentrare la composizione sulla figura umana, accostandosi alla visione toscana, probabilmente tramite la conoscenza – non sappiamo se diretta o indiretta – di Piero della Francesca.
Fra il 1475 e il 1476, a Venezia, dipinge la “Pala di San Cassiano”, opera mutilata di cui rimangono la Vergine sul trono rialzato e quattro santi a mezzo busto. Ispirata allo schema compositivo della perduta “Sacra Conversazione” di Giovanni Bellini, costituisce un punto di riferimento essenziale per il Rinascimento veneziano, soprattutto per gli effetti atmosferici determinati dalla luce e la creazione del volume attraverso il colore e non, come nella tradizione toscana, mediante la linea ed il chiaroscuro.
Al periodo veneziano va ascritto anche il “San Sebastiano” (1476 circa), che, nella disposizione matematica degli elementi e nell’uso della prospettiva, reca indubbie tracce dell’influenza di Piero della Francesca, anche se essa è temperata da un calore cromatico e un “pathos” interpretativo di chiara impronta meridionale.
Del 1476 è il cosiddetto “Ritratto Trivulzio”, impostato di tre quarti, secondo l’uso fiammingo, in modo da consentire maggiori possibilità di caratterizzazione psicologica, data l’accentuata differenza d’espressione del viso umano di fronte o di profilo. Rispetto ai fiamminghi, i ritratti d’Antonello rivelano una minore attenzione per il dettaglio, ma una più marcata introspezione. Inoltre, in essi risiede gran parte dell’importanza della mediazione operata da Antonello tra la tradizione fiamminga e le diverse scuole italiane, ancora legate all’impostazione del profilo.
Il ritorno d’Antonello, dopo il 1470, nella sua terra d’origine produce, fra l’altro, un’opera di straordinaria intensità: la “Vergine annunciata”, conservata presso la Galleria Nazionale di Palermo, che propone l’idea dell’Annunciazione come evento puramente spirituale, senza angelo, la cui presenza è evocata unicamente dall’espressione di profonda concentrazione interiore della Vergine e dal gesto delle mani, una piegata a chiudere il mantello, l’altra sollevata a mezz’aria.
Dopo il soggiorno siciliano, Antonello si reca ancora nell’Italia settentrionale, in particolare a Venezia, dove la sua presenza non è priva di conseguenze, influenzando gli esiti del rinascimento locale.
Ma la sua vicenda artistica rimane singolare, in quanto la sua attività - pur se destinata a segnare indelebilmente tutti gli ambiti con i quali entrerà in contatto - non produrrà una scuola, né in Italia meridionale, né altrove.

Antonello da Messina, San Gerolamo nello studio, 1475 circa, Olio su tavola cm 46 x 36,5, Londra, National Gallery

Antonello da Messina,
San Gerolamo nello studio
1475 circa
Olio su tavola
cm 46 x 36,5
Londra, National Gallery


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