| L’arte
gotica in Italia
Architettura
Scultura
Pittura
E’
Giorgio Vasari ad utilizzare per primo il
termine “gotico”, a definire quella che
egli considera una barbara manifestazione
artistica. L’arte gotica è barbara,
appunto, come fosse realizzata dai Goti, perché non corrisponde al canone classico cui il
Rinascimento intende tornare.
Perduta con gli
anni ogni accezione negativa, la definizione
rimane ad indicare un’epoca artistica, con
caratteri e stilemi comuni. Il linguaggio
gotico, oggi rivalutato al punto da essere
considerato tra i più prolifici e innovatori,
ha anche una caratteristica del tutto nuova.
Nonostante le differenze locali, più o meno
marcate, i tratti nazionali e più spesso
regionali, esistono alcune peculiarità
distintive del genere, che unificano, per la
prima volta dai tempi dell’antica Roma, le
espressioni artistiche di tutt’Europa.
Storicamente, l’arte gotica s’inserisce in
un momento di forte cambiamento. Laddove
l’impero entra in crisi, ad esso iniziano a
sostituirsi le monarchie, che organizzano il
potere politico e si appoggiano saldamente
alla nuova classe sociale, contrapposta alla
vecchia nobiltà feudale: la borghesia.
Coesistono nel nuovo assetto sociale borghesi,
ma anche antichi signori e soprattutto
religiosi, che formano vere e proprie comunità
e svolgono un ruolo decisivo nell’ambito
della cultura in genere, dell’arte e
dell’istruzione in particolare.
Si suole comunemente identificare la nascita
del gotico in Francia, nella regione dell’Ile-de-France.
Quasi un secolo prima che giunga in Italia,
detta arte trova espressione nelle grandi
abbazie francesi, prima fra tutte l’Abbazia
di Saint-Denis, voluta dall’abate Suger,
fautore di alcune delle idee innovatrici del
gotico. Egli ha più che altro il merito di
aver dato interpretazioni alle esigenze di una
nuova età. Le caratteristiche delle abbazie
rispecchiano una differente concezione della
vita e del mondo. Lo sviluppo dell’edificio
è in verticale, con la facciata serrata fra
due alte torri. Tutta la struttura s’innalza
grazie all’uso d’archi acuti o ad ogive,
che permettono altezze mai raggiunte prima,
sgravando il peso delle volte a crociera dalle
mura laterali, destinate a divenir sovente
immense vetrate colorate. Le linee di
congiunzione degli archi formano un naturale
punto di fuga che vola verso l’alto,
l’abside si allontana e la magnificenza del
luogo si fa sempre più grande. Le costruzioni
sono a misura del nuovo potere religioso e
politico, anelano con grandiosità a ciò che
è invisibile, a Dio.
Dall’Ile-de-France il gotico trova presto
nuove strade, si diffonde, assumendo sempre
diverse caratteristiche.
Agli inizi del XIII
secolo, giunge anche in Italia. Il mezzo di
diffusione privilegiato di questo genere è il
movimento di proselitismo da parte dei monaci
cistercensi. Da Citeaux, dove l’ordine
monastico nasce, i religiosi si diffondono in
Europa, fondano nuove comunità, costruiscono
luoghi di culto. I dettami artistici
differiscono per purezza e sobrietà dalle
idee dell’abate Suger. Seguendo gli
insegnamenti del fondatore San Bernardo, i
monaci prediligono una grandezza spoglia e
razionale. Nascono così i primi esempi
d’architettura gotica in Italia: l’Abbazia
di Fossanova, a Priverno; la chiesa di
Sant’Andrea, a Vercelli; l’Abbazia di San
Galgano, nel senese.
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Simone Martini
Annunciazione
Galleria degli Uffizi, Firenze
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