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Biografia
di Donato Bramante
(1444 - 1514)
Donato di Pascuccio di Antonio, detto Bramante, nasce nel 1444 nel Ducato di Urbino, fervente centro culturale dell’Umanesimo, in un piccolo paese detto Monte Asdrualdo (oggi Fermignano). Inizia molto giovane il suo apprendistato artistico presso la bottega di fra’ Carnevale, dove diviene pittore “prospectivo”, cioè specializzato nel realizzare le scene architettoniche poste da sfondo alle rappresentazioni. Con molta probabilità, partecipa al cantiere del Palazzo Ducale di Federico da Montefeltro, come appartenente alla sua bottega. Lo studio dell’arte nell’ambiente ricco e colto di Urbino lo porta in contatto con autori quali Mantegna, Piero della Francesca, Luca Signorelli, Melozzo da Forlì. Nel 1476 Bramante decide di spostarsi verso il settentrione. L’anno dopo è a Bergamo, dove lavora come pittore, affrescando la facciata del Palazzo del Podestà, con soggetti di filosofi in inquadrature architettoniche. Codesta esperienza, inserita forse in un contesto di aggiornamento della città da un punto di vista artistico, si esaurisce brevemente e Bramante decide di recarsi a Milano, ove resterà a lungo. Vi approda per la prima volta nel 1478, forse su richiesta di Federico da Montefeltro, che invita l’artista ad eseguire dei lavori sul suo Palazzo a Porta Ticinese, dono di Galeazzo Maria Sforza. Pochi anni più tardi, la sua presenza a Milano è stabile. Ne è testimonianza l’Incisione Prevedari, realizzata su suo disegno. Fino ai primi anni ‘90 del Quattrocento, Bramante continua la sua attività di pittore; realizza, infatti, gli “Uomini d’arme”, il “Cristo alla Colonna” e gli affreschi - non di certa attribuzione - in casa Fontana Silvestri. Ivi Bramante conosce Leonardo e i due rimangono legati da una solida amicizia, lavorando insieme anche nei cantieri del Castello Sforzesco e di Santa Maria delle Grazie. Tra l’80 e il ‘90, l’artista lavora alacremente come architetto.
Nel 1492 progetta la tribuna di Santa Maria delle Grazie, imposta la Sagrestia Vecchia e il chiostro minore. Nello stesso periodo progetta la canonica di Sant’Ambrogio - rimasta incompiuta - e nel 1497 i due chiostri del monastero cistercense di Sant’Ambrogio, la cui realizzazione sarà effettuata da altri. E’ il tempo dell’occupazione francese di Milano; molti artisti, fra i quali Leonardo, lasciano la città.
Alla fine del 1499, anche Bramante si allontana definitivamente e si trasferisce a Roma, ove si fermerà. A lui si deve la realizzazione del Chiostro di Santa Maria della Pace, del Tempietto di San Pietro in Montorio e del Cortile del Belvedere. Roma è il luogo d’incontro e di confronto con architetti quali fra’ Giocondo, Giuliano da Sangallo e Baldassarre Peruzzi, oltre che con le menti geniali di Raffaello e Michelangelo. Nel 1506, Giulio II nomina Bramante architetto pontificio, incaricandolo della demolizione e ricostruzione dell’antica basilica costantiniana di San Pietro. Il progetto del Bramante è originale e grandioso, ma egli muore prima di portarlo a termine, nel 1514.
Bibliografia
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Donato Bramante: Uomo con lo spadone
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