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Bramante in letteratura

“Fu di facundia grande ne’ versi”, scrive nel 1521 il Caporali su Donato Bramante. L’architetto e pittore italiano, celebre quale maestro d’originalità rinascimentale, all’epoca è lodato sovente per la sua letteratura. Certo è che l’età di Ludovico il Moro è caratterizzata da una smodata e spesso poco preziosa produzione di poesia adulatrice. La Milano degli Sforza è luogo della corte per eccellenza, dunque del lusso e dell’ostentazione, dei quali fanno parte la celebrazione letteraria e il motto burlesco. In detto contesto, scrivono versi Isabella e Beatrice d’Este ed il Bramante stesso. Egli sembra essere autore di pungenti sonetti burleschi, dei quali i suoi contemporanei fanno menzione. Poco o nulla a noi è rimasto, ma alcuni versi sono sufficienti a farsi un’idea delle capacità dell’artista e, soprattutto, del suo spirito. I suoi sonetti non hanno carattere mitologico o allegorico, ma sono piuttosto una lamentela in chiave satirica delle proprie condizioni economiche. Stando a ciò che il Bramante stesso scrive, egli vive in quasi totale miseria con vesti logore e di stracci: “Erno le calze mie tutte stracciate, unte più che tovaglie da taverne, tal che i ginocchi per pietà fraterne, l’un pianse ad un balcon, l’altro andò frate”. Il fatto che l’artista si confronti con la letteratura è indicativo della sua posizione a corte.
Tale situazione è avvalorata anche da quanto su di lui si scrive. Gaspare Visconti e Bernardo Bellincioni ingaggiano intorno al Brunelleschi una tenzone poetica per volere della duchessa di Milano. Il Guarna ne delinea un ritratto caricaturale spassoso: in un poemetto satirico, il letterato accredita la fama di “maestro ruinante”, attribuita al Bramante per la demolizione della basilica costantiniana di San Pietro. Guarna immagina che Bramante, dopo la morte, si presenti alle porte del Paradiso. Qui San Pietro si mostra adirato per la demolizione della sua chiesa, ma l’artista non sembra affatto pentito, anzi propone la costruzione di una scala a “lumaca” con la quale si possa salire fin lassù comodamente; pretende, inoltre, di riprogettare il Paradiso e, se ciò non fosse accettato, minaccia di rivolgersi a Plutone per la ristrutturazione dell’Inferno.


Donato Bramante: Cortile del Belvedere

Donato Bramante: Cortile del Belvedere



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