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L'Opera di Donato Bramante

Influenzato dagli insegnamenti di Piero della Francesca, Bramante artisticamente nasce come pittore. Malgrado il praticantato iniziato in gioventù, nel Ducato d’Urbino nonvi è alcuna traccia di sue pitture. Restano invece sue testimonianze a Bergamo, luogo dove egli si reca ad affrescare il Palazzo del Podestà, e a Milano. Qui egli affresca la Casa Panigarola, dalla quale provengono un “Uomo con lo spadone” ed “Eraclito e Democrito”, oggi conservati a Brera. Più celebre resta, invece, il “Cristo alla colonna” dell’Abbazia di Chiaravalle, figura imponente vista dal basso e tratteggiata con netto contrasto chiaroscurale.
Le notizie sulle attività pittoriche del Bramante negli anni ‘70 non sono molto precise. Si sa per certo che egli era affermato pittore “illusionista”, ossia creatore di prospettive e d’architetture fittizie. Il ciclo degli “Uomini d’arme” della casa Panigarola ne è esaustivo esempio: gli uomini vi si trovano collocati su guglie, piedistalli e vasi, ed inseriti in un complesso di architetture finte.
Le testimonianze dell’opera architettonica rimangono, invece, più note e significative. La strada che Bramante apre in architettura è del tutto originale. Nel 1482, egli cura la sistemazione della Chiesa di Santa Maria presso San Satiro a Milano e ne rinnova anche il battistero. L’edificio è grandioso per il rapporto tra lunghezza e larghezza e all’interno il Bramante realizza un perfetto trompe l’oeil sulla parete retrostante l’altare della navata maggiore, che dà l’impressione di proseguire, tramite un braccio longitudinale con volta a botte, la navata centrale. Questo non è solo un artificio, è il modo in cui il Bramante riequilibra gli spazi della chiesa a croce commissa, assimilandola ad una croce greca. La percezione visiva è di una magnifica vastità spaziale, seppure creata dalla prospettiva di una parete dipinta.
Mentre Leonardo dipinge la sua “Ultima cena” nel refettorio di Santa Maria delle Grazie, Bramante è chiamato a costruire la tribuna all’interno della chiesa. Egli concepisce la tribuna come uno spazio cubico, aperto al termine della chiesa, con annesse absidi semicilindriche sporgenti sui tre lati liberi, sormontate da una cupola a sedici spicchi. E’ probabile che per l’opera egli abbia preso ispirazione dalla Cattedrale di Parma. Il risultato di questa costruzione è uno sviluppo grandioso dello spazio interno e un effetto monumentale di quello esterno.

 

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Donato Bramante: Santa Maria delle Grazie, Chiostro, Milano

Donato Bramante: Santa Maria delle Grazie, Chiostro, Milano


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