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Caravaggismi
Caravaggio non ha avuto allievi. Né, forse, avrebbe potuto averne. Al pari di Donatello e Michelangelo, ha avuto una personalità talmente spiccata da rendere assai difficile per chiunque una collaborazione diretta. Tuttavia, incalcolabile è stato il suo peso storico, innumerevoli gli epigoni. Bartolomeo Manfredi, Orazio e Artemisia Gentileschi, Gerrit van Honthorst, Hendrick ter Brugghen, Giovanni Serodine, Battistello Caracciolo, Jusepe de Ribera, ma anche Rubens e Velazquez, Gherardo delle Notti e Georges de La Tour, Vermeer e Rembrandt: senza Caravaggio, senza il suo realismo e la sua luce violenta a squarciare sfondi monocromi, la loro arte non sarebbe comprensibile.
In anni più recenti, un vero e proprio boom d’iniziative artistiche – non solo di matrice pittorica – ispirate alla sua figura, ben presto divenuta, anche in virtù della rocambolesca esistenza, leggendaria. Dai lungometraggi – “Caravaggio, il pittore maledetto” di Goffredo Alessandrini (1941) e “Caravaggio” di Derek Jarman (1986) – ai mediometraggi - “Caravaggio. L’ultimo tempo (1606-1610)”, di Mario Martone, è del 2004 -, agli sceneggiati televisivi: nel 1967 la Rai ha trasmesso “Caravaggio” - più volte replicato nel corso degli anni -, per la regia di Silverio Blasi con Gian Maria Volonté, mentre a breve è prevista, su Raiuno, la messa in onda di una miniserie in due puntate, diretta da Angelo Longoni, che vede la partecipazione di Alessio Boni nei panni del pittore lombardo.
Anche la narrativa si è occupata di lui, dedicandogli, negli ultimi tempi, ben due romanzi: “La fuga e la sosta. Caravaggio a Siracusa” di Pino Di Silvestro, uscito nel 2002 per i tipi di Rizzoli e teso a ricostruire gli eventi relativi al soggiorno di Caravaggio nella città di Siracusa - ivi giunto dopo il "caldo" periodo romano costellato di feroci contese artistiche e duelli sanguinosi, che gli erano valsi la condanna a morte -; e “Il colore del sole” di Andrea Camilleri, pubblicato da Mondadori nel gennaio 2007, che, in forma di giallo, ricostruisce gli ultimi anni di vita di Caravaggio facendo luce su eventi da sempre misteriosi – l’arresto a Malta e la fuga dal carcere di Sant’Angelo – e sulla nascita della sua vocazione artistica, grazie ad un manoscritto autografo del genio lombardo, rinvenuto, nella finzione letteraria, proprio da Camilleri, che diviene, così, protagonista del suo stesso libro.
Per non parlare delle rassegne pittoriche, moltiplicatesi a vista d’occhio: Caravaggio è ormai una stella planetaria, un nome perennemente in cartellone, talvolta, in verità, utilizzato come pretesto per legittimare allestimenti scadenti e improvvisati, concepiti in base a criteri meramente antologici, senza alcun vaglio serio e approfondito. Un artista divenuto figura di culto, che ancora suscita interrogativi e stupore, cui si è tentato, invero, di rispondere anche in modo serio e rigoroso: esemplare, in tal senso, la monografica presentata a Firenze nel 1991 (“Caravaggio. Come nascono i capolavori” – catalogo Electa), che, muovendo da premesse scientifiche di tutto rispetto, ha prodotto esiti indubbiamente interessanti: le indagini sulle caratteristiche esecutive – effettuate, in questa occasione, mediante fotografie a luce radente e radiografie - hanno, infatti, evidenziato il fondamento naturalistico dello stile caravaggesco, confermando quanto affermavano le fonti - ovvero che il Merisi dipinse sempre dal vero e dal modello, senza passare, come voleva una consolidata tradizione artistica, attraverso l’elaborazione disegnativa - e rendendo, di fatto, possibile identificare con certezza un originale da una copia.
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Caravaggio,
Narciso
1599,
Olio su tela, cm 112x92
Roma, Galleria Nazionale d'Arte Antica, Palazzo Corsini
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