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L'Opera
di Donatello
La produzione artistica di Donatello è tra le più variegate e interessanti del panorama rinascimentale. Ciò si deve al suo eccezionale talento, ma anche ad una capacità particolare di superare se stesso e i propri traguardi, di mutare repentinamente stilemi e forme per seguire un guizzo creativo.
Le sue prime opere note s’inseriscono nel panorama tardo gotico degli scultori addetti alle decorazioni del Duomo, del Campanile e di Orsanmichele di Firenze. Si tratta di un “Profetino”, della Porta della Mandorla, e di un “David” in marmo.
Già nel “San Giovanni Evangelista”, databile al 1412-15, realizzato per il Duomo, s’intuisce la fierezza tipica del Donatello. L’apostolo è un “uomo donatelliano”, fiero ed ardito, inserito nello spazio che la sua posizione conquista.
Caratteri ancora più forti nel “San Giorgio” del 1416-20, destinato all’Orsanmichele. In questa scultura, il tratto medievale è quasi sparito e tutta la composizione è affidata alla geometria del triangolo, dello scudo, delle gambe, dei piedi divergenti, in modo da dare fermezza alla figura. La testa esprime un pensiero, con lo sguardo rivolto verso qualcosa. La fissità degli occhi delle sculture medievali, rappresentante l’uomo che guarda la trascendenza divina, qui prende il posto di uno sguardo concreto verso il mondo, fuori dall’essere umano. San Giorgio è un eroe rinascimentale, tale per propria volontà. Donatello sottolinea le sue doti di fermezza, di forza e di coraggio in modo del tutto laico.
Se la laicità di Donatello è tale anche a causa della committenza (non ecclesiastica, ma appunto laica), la sua concezione nuova dell’uomo si rafforza nelle opere successive. Il geometrismo, che egli mutua dall’amico Brunelleschi, è sostituito da un attento uso della luce e della prospettiva. Ne costituisce chiaro esempio il “San Giorgio e il drago”, rilievo scolpito per l’Orsanmichele. Intorno al 1425, Donatello accentua le linee della sua poetica, realizzando le statue del Campanile del Duomo. Nelle due sculture del “Profeta Geremia” e del “Profeta Abacuc”, l’ideale rivoluzionario del Nostro diviene più chiaro. Geremia ha la barba incolta e un mantello mal vestito, buttato sul corpo; Abacuc, eccessivamente magro, è calvo. Il concetto classico di bello uguale buono non esiste, in Donatello: la povertà e la bruttezza non impediscono la grandezza morale.
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Donatello: David di bronzo, ca 1430, Museo Nazionale del Bargello, Firenze
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