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Andrea Mantegna

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L'Opera di Andrea Mantegna

Tra i principali artisti rinascimentali attivi nell’Italia settentrionale nella seconda metà del Quattrocento, Andrea Mantegna ha contribuito a diffondere il nuovo stile soprattutto nell’area lombardo-veneta. Nutritosi della gloriosa tradizione culturale padovana, ha elaborato un peculiare ed incisivo disegno che conferisce alle forme un profilo angoloso ed utilizza la prospettiva per dare monumentalità alle scene ed ai personaggi che le animano. Tutto ciò è già evidente nell’importante – e, purtroppo, in gran parte perduto – ciclo d’affreschi della Cappella Ovetari nella chiesa padovana degli Eremitani, che intraprese intorno ai diciassette anni, sebbene in alcuni di essi - come il “Martirio di San Cristoforo” o il “Trasporto del corpo del Santo” - si possa rilevare una minore asprezza cromatica, dovuta in gran parte al contatto con le opere di Gentile e Giovanni Bellini (di cui Mantegna diverrà cognato sposando Nicolosia, loro sorella). Esemplare, in tal senso, è l’“Orazione nell'orto” della National Gallery di Londra (1450-1452 ca.), in cui gli stretti riferimenti alla produzione artistica di Giovanni Bellini sono evidenti soprattutto nella tonalità dominante - un marrone-bruno che rivela una personale interpretazione della cromia veneziana - e nel paesaggio roccioso (formato da dislivelli sinuosi composti come quinte degradanti), che compare anche nel medesimo soggetto dipinto da Giovanni pochi anni dopo.
Si è a lungo discusso su quanto Giovanni Bellini debba al Mantegna o questi al cognato: la dimestichezza familiare ha senza dubbio determinato un significativo rapporto artistico, ma redigere un bilancio del “dare” e dell’”avere” sarebbe difficile quanto inutile. L’incontro fra i due pittori, basato su una reciproca influenza, sarà fondamentale per entrambi e per l’intero Rinascimento settentrionale: Mantegna da Bellini trasse l’intensità cromatica, mentre il veneziano, grazie al Mantegna, acquisì maggiore forza plastica, temperandola con la dolcezza del suo colore veneziano.
Altra importante indicazione della ricerca artistica di Mantegna, l’uso della prospettiva non al fine di un’esatta rappresentazione dello spazio, bensì per creare uno “spazio illusionistico di rappresentazione”: egli è stato tra i primi ad intuire che con la prospettiva si può creare quell’effetto di dilatazione dello spazio visivo solitamente denominato “trompe l’oeil”.
Esempio mirabile, a riguardo, gli affreschi per la “Camera degli Sposi”, realizzati nel Palazzo Ducale di Mantova tra il 1465 e il 1474 in onore della famiglia Gonzaga: in essi la creazione dello spazio illusorio si avvale soprattutto di una tecnica, lo scorcio dal basso, peraltro già presente in Masaccio, ma da Mantegna condotta ad esiti così felici - si pensi al celebre “Cristo morto” e all’inedita ed originale rappresentazione della scena da esso determinata - da divenire la grande novità della sua pittura e uno dei maggiori insegnamenti consegnati alle generazioni successive.


Andrea Mantegna, Orazione nell'orto, 1450-1452 circa, Tempera su tavola, cm 63 x 80, Londra, National Gallery

Andrea Mantegna,
Orazione nell'orto, 1450-1452 circa, Tempera su tavola, cm 63 x 80,
Londra, National Gallery


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