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Masaccio: l'invenzione della prospettiva
Masaccio viene salutato da Giorgio Vasari come se "fusse stato inventore” della prospettiva. Scrive ancora il Vasari, descrivendo puntualmente l’abilità unica che Masaccio dimostra nell’uso della prospettiva: "fece molto meglio gli scorti, e per ogni sorte di veduta, che niun altro che insino allora fusse stato… il che è stato di grande utile agli artefici, e ne merita esser commendato, come se ne fusse stato inventore; perché invero le cose fatte innanzi a lui si possono chiamar dipinte, e le sue vive, veraci e naturali… Fu studiosissimo nello operare, e nelle difficoltà della prospettiva, artifizioso e mirabile".
E’ l’uso della prospettiva che rende questo pittore il creatore della nuova cifra stilistica del Rinascimento, perfettamente rappresentata nella Cappella Brancacci della quale ancora il Vasari sottolinea il "mettere tanto bene in sul piano di quella piazza, a cinque e sei per fila, l'ordinanza di quelle genti, che vanno diminuendo con proporzione e giudizio, secondo la veduta dell'occhio, che è proprio una meraviglia".
Si è soliti attribuire la scoperta della prospettiva al Brunelleschi; eppure, i critici sono anche d’accordo nel sottolineare come Masaccio crei l’uso pittorico della prospettiva. Se Brunelleschi inventa una “geometria ottica”, Masaccio concepisce la prospettiva in modo realistico, rompendo ogni legame col tardo gotico e le rigidità medievali. L’attenzione e la puntuale scientificità con cui Masaccio affronta la prospettiva hanno indotto molti a credere che in alcune sue opere ci sia la mano del Brunelleschi. Il sodalizio non è accertato ma è probabile, proprio grazie alla concezione spaziale che Masaccio matura in brevissimo tempo. E’ pur vero che, sotto alcuni aspetti, Masaccio sia in grado di superare Brunelleschi, mutuando da lui l’impostazione prospettica ma riconducendo tutta la sua opera alla natura (caratteristica che lo stesso Leonardo sottolinea).
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Masaccio: Trinità
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