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Nel panorama dell'architettura del XVI sec., Palladio è una figura d'eccezione. A differenza dei grandi architetti che lo influenzarono, egli non viene dall'Italia centrale ma dal Veneto. Non comune anche il suo tirocinio, che non fu da pittore, come Bramante, Raffaello, Giulio Romano, né da scultore, come Michelangelo, ma da tagliapietra |
L'opera di Palladio mostra un'aderenza ad un sistema di progettazione che fa uso d'una grammatica di forme e proporzioni e di un "misurato vocabolario" di motivi. All'inizio della sua carriera Palladio si rese conto che era sufficiente stabilire una serie di forme standard applicabili in genere alla maggior parte dei progetti |
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Sul neoclassicismo di Palladio, ovvero sul suo rapporto con l’antichità, si è a lungo dibattuto, spesso muovendo dall’errato presupposto che l’arte neoclassica non sia che una mera imitazione dei modelli antichi. In realtà, nell’età del neoclassicismo l’architettura antica fu sottoposta ad un esame critico, e lo stesso può dirsi di Palladio, che meditò sull’architettura romana studiando a fondo Vitruvio
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Palladio ammira il modello classico, la cui autorità deriva dalla storia: dalla lettura di Vitruvio trae la convinzione, già albertiana, che la forma dell’edificio debba dipendere dalla sua funzione e dalla collocazione. Altri elementi “classicistici” sono la misura, ossia il rapporto proporzionale fra le varie parti, la derivazione delle facciate da edifici antichi e l’uso di decorazioni
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