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Piero della Francesca uomo di scienza
Data la levatura artistica di Piero della Francesca, la critica lo ricorda sempre come un grande pittore toscano. Sono in pochi a soffermarsi sulle sue opere matematiche, degne di un esperto scienziato. Piero della Francesca dimostra, con i suoi scritti, di credere fermamente nella superiorità e nella sicurezza della scienza matematica. Il trattato “De Prospectiva pingendi” è la prima opera compiuta ed organica sugli studi prospettici del Rinascimento. Le teorizzazioni dell’Alberti e la rivoluzionaria concezione prospettica del Brunelleschi - che Piero chiama “costruzione legittima” - trovano un’esemplificazione chiara e compiuta. Per molti anni, il trattato è stato il testo di riferimento in merito alla prospettiva. Le basi su cui si fondano le tesi del pittore sono di stampo euclideo e hanno un forte carattere analitico. La data di stesura risale a circa il 1475. Piero, all’epoca sui sessant’anni, consegna l’opera ai duchi di Montefeltro. Il trattato rimane, dunque, ad Urbino per molti anni, per finire poi a Parma, dove tuttora è custodito. Il pittore accompagna lo scritto con disegni esemplificativi. L’opera si articola in tre libri. Il primo disserta di geometria piana, con esempi grafici; il secondo di geometria solida; il terzo si sofferma sulla rappresentazione prospettica di figure complesse. Nel corso della sua vecchiaia, Piero scrive anche due trattati minori, il “De corporibus regolaribus” e il “Trattato d’abaco”. Nei due testi, egli approfondisce alcune tematiche del “De Prospectiva” e si sofferma sull’analisi di corpi regolari e semi regolari.
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Piero della Francesca: Battesimo di Cristo
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