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L'Opera
di Piero della Francesca
Non sono molte le opere giunte fino a noi di Piero della Francesca: eppure, egli è unanimemente considerato tra i più alti rappresentanti della pittura del primo Rinascimento. Il suo stile appare del tutto singolare e risponde in modo rigoroso alla scienza che il pittore stesso studiò in modo approfondito: la prospettiva. Al 1445 risale la commissione del “Polittico della Madonna della Misericordia”, per realizzare la quale Piero impiega molti più anni di quanti richiesti. Le parti più antiche di quest’opera (insieme a “Il Battesimo di Cristo”, datato tra il 1440 e il 1450), danno testimonianza del lavoro giovanile del pittore. La “Madonna” è soggetto astratto e simbolico, Piero ne mantiene i tratti iconografici medievali (si pensi allo sfondo dorato), ma introduce un certo senso monumentale e una forte organizzazione prospettica delle forme. Nel “Battesimo”, il rigore prospettico è ancora più evidente nella disposizione architettonica delle forme, le persone e gli alberi, come nelle diverse parti delle singole figure umane. Figure che, per tale costruzione, dimostrano un’assoluta fermezza ed assurgono ad astrazione simbolica. Pochi anni dopo il “Battesimo”, Piero affresca in Borgo Sansepolcro una “Resurrezione”. Nel dipinto, Cristo è rappresentato con tratti rudi ed essenziali, posto al centro esatto della composizione in una posizione simbolica. Egli è il passaggio dall’inverno, rappresentato con gli alberi spogli a sinistra, all’estate, con gli alberi rigogliosi a destra, e dalla notte dei soldati addormentati davanti al sarcofago all’alba che sorge al di sopra delle sue spalle. Egli è il passaggio dalla vita alla morte.
Un’altra celebre opera di Piero è la tavola con “La Flagellazione”. Alcuni credono che essa sia stata richiesta pochi anni dopo l’omicidio di Oddantonio di Montefeltro (rappresentato nella tavola), avvenuto nel 1444; altri, invece, suppongono che i personaggi rappresentati siano il Cardinale Bessarione, Buonconte di Montefeltro e Giovanni Bacci, e che questi sia il mandante dell’opera. Questa ipotesi sposta la datazione al 1459-60. La scena si svolge in un’architettura classica, fatta di linee rigorosamente rette e non curve. Queste linee convergono in un preciso punto di fuga. Nel riquadro centrale avviene la flagellazione: le due scene - una con Cristo e i suoi torturatori, l’altra coi tre personaggi che parlano - sono divise dalla colonna ma condividono una stessa prospettiva. Quest’organizzazione compositiva è studiata dal della Francesca per correlare simbolicamente i due avvenimenti.
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