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L'Opera di Raffaello Sanzio

La stagione giovanile

"Quando Raffaello era in vita la Natura temette di essere vinta e ora che è morto teme di morire": con queste parole Pietro Bembo parla della morte di Raffaello Sanzio.
La grandezza del pittore è evidente anche dalle prime opere realizzate in Umbria. E' perduta, fatta eccezione per qualche frammento, la "Pala del Beato Nicola da Tolentino", mentre si può ammirare lo stendardo di Città di Castello, dipinto a doppia faccia e rappresentante una "Madonna della Misericordia" ed una "Crocifissione". L'opera rivela l'influsso che Piero della Francesca esercita su Raffaello in giovane età. Le altre opere del periodo mostrano, invece, le suggestioni che il maestro Perugino esercita sul suo allievo.
Alcune tratti pittorici di Raffaello sono frutto del suo apprendistato presso il Perugino: la misurazione degli spazi, il chiaroscuro, l'alternanza di vuoti e pieni, caratteristiche evidenti in tele quali l'"Incoronazione della Vergine" e lo "Sposalizio della Vergine", seppure lo stesso Vasari ammetta che quest'ultima opera - firmata e datata al 1504 - superi per bellezza e cura formale il Perugino.
E' nel 1504 che Raffaello, per amore dell'arte, si trasferisce a Firenze. L'incontro con la compagine culturale fiorentina lo pone di fronte alla sua fama ancora limitata. Egli è celebre nella provincia umbra, ma nei primi anni del Cinquecento Leonardo ha già dipinto la "Gioconda", Michelangelo ha scolpito il "David" e realizzato il "Tondo Doni". Il pittore urbinate si confronta con queste grandi personalità, ne assimila suggestioni e stilemi. All'influenza esercitata da Leonardo e Michelangelo si aggiunge l'apporto dell'opera di Frà Bartolomeo, imitatore del Perugino. Nei primi anni fiorentini, Raffaello realizza opere quali "San Giorgio e il drago", la "Dama con l'unicorno", tra i primi ritratti fiorentini, su schema mutuato dalla "Gioconda", ma già fortemente originale nell'uso della luce.
Le caratteristiche dell'opera raffaellesca sono già presenti in questa fase: la simmetria, l'euritmia, l'armonia. Ogni immagine risponde ad una legge interna di proporzionalità fra il centro compositivo e le parti, anche il corpo umano rispecchia un'armonica legge proporzionale: ne è esempio principe la "Belle Jardinière". Il soggetto più rappresentato in questo periodo è la Madonna con il Bambino: Raffaello sembra aver in mente la "Sant'Anna" di Leonardo, gradualmente l'influsso di quest'ultimo si fa più evidente e fruttuoso, ad esempio nella "Madonna del Granduca".
E' in questi stessi anni che avviene l'incontro con Michelangelo. Agnolo Doni commissiona a Raffaello un ritratto, egli entra in casa Doni e può ammirare il celebre tondo michelangiolesco, tenuto nascosto ai più. Nella "Santa Caterina d'Alessandria" è forte l'influsso di Michelangelo, ma già con la "Madonna del Cardellino" viene raggiunta la piena maturità e l'emancipazione dai Maestri.
Si preannuncia la grande stagione romana, Raffaello giunge a creazioni di assoluta originalità. Nel 1507 realizza la "Deposizione", la prima opera nella tradizione occidentale che abbia una concezione storica dell'azione: non si tratta più di una rappresentazione statica, come nelle raffigurazioni di Frà Bartolomeo, ma di un movimento dinamico, con valore storico. L'iniziativa della trasformazione storica dei soggetti è unica, Raffaello ne è il creatore.

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Raffaello Sanzio: Ritratto di Agnolo Doni

Raffaello Sanzio: Ritratto di Agnolo Doni

 

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