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Figlio di un tintore di panni da cui deriva il soprannome, Jacopo Robusti trascorre l'intera sua esistenza nella città di Venezia. Della sua vita si sa poco. E' il necrologio che ha consentito di ascriverla all'anno 1519, visto che in esso si fa riferimento alla morte di "Jacopo Robusti detto Tintoretto", avvenuta il "31 maggio 1594"
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Il suo impegno consiste nel foggiare strumenti espressivi di veemenza senza precedenti, sulla base di tre forme di manierismo che per la prima volta sembrano rivelare le loro prodigiose risorse: la figura lunga e sinuosa; la composizione obliqua, ricca di scorci; e la luce che scolora e opera metamorfosi
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Rispetto a Jacopo Tintoretto, dalle affermazioni di alcuni autori a lui contemporanei e posteriori, come Aretino e Vasari, trae origine l'elemento fondativo del mito di Tintoretto, che vedrà l'artista veneziano "dipinto" via via come genio bizzarro, "stravagante, capriccioso, presto e risoluto e il più terribile cervello che abbia mai avuto la pittura"
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Tra i più fecondi interpreti delle tendenze manieristiche veneziane, Jacopo Tintoretto ha sempre preservato nel suo linguaggio un certo rispetto della "naturalezza". Carlo Ridolfi, biografo secentesco, narra che, sulla porta del proprio atelier, egli avrebbe così sintetizzato il suo intento artistico: "disegno di Michelangelo e colorito di Tiziano"
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