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Tiziano Vecellio

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L'Opera di Tiziano Vecellio

La maturità

Dopo "L'Assunta" i committenti di Tiziano sono sempre più numerosi, il suo lavoro è incredibile, il numero delle opere è stimato intorno ai 500 pezzi, che arrivano a 600 se si considerano quelli persi. E' impossibile rendere ragione di una tale complessità di materiale, che peraltro solo in rari casi è inferiore alla grandezza consueta del Maestro. Prendere ad esempio alcune opere rappresentative basta appena a definire la grandezza dell'artista.
A partire dal 1518 per Alfonso I d'Este, Tiziano decora il "camerino d'alabastro", studio privato del Duca. Ne fanno parte l' "Offerta a Venere", il "Baccanale" e il "Trionfo di Bacco e Arianna". I soggetti mitologici sono di matrice classica, così come le pose plastiche mutuate dalla statuaria antica, ma Tiziano rinnova il genere con la sensualità delle forme, i colori brillanti e densi e l'elemento naturalistico tipico veneziano. Sempre nel 1519, il pittore riceve un incarico sempre per la Chiesa dei Frari, questa volta da un privato, il vescovo Jacopo Pesaro, proprietario di un altare laterale. Si tratta della "Pala Pesaro" che celebra la famiglia committente, vi sono ritratti il vescovo e i parenti (tra cui spicca il nipote Leonardo) introdotti al cospetto di Maria. Dopo gli anni Venti Tiziano entra in contatto con molte corti italiane. Dipinge per i duchi di Urbino. Tra le tele spicca la splendida "Venere di Urbino" (1537-38). Forte è il ricordo della Venere di Giorgione. Laddove la donna di Giorgione dorme sognante in un paesaggio campestre, la figura di Tiziano è nella sua stanza da letto, distesa con un  cagnolino ai piedi in attesa di vestirsi. La pittura è, in entrambi i casi, tonale, ma Tiziano usa colori più vividi e realistici, che si esaltano reciprocamente.
Celebre e presa ad esempio negli anni a venire, la "Venere di Urbino" ispira al Maestro altri capolavori. Del 1548 è la tela "Venere, Amore e organista", del 1553-54 l'impareggiabile "Danae". Quest'ultima è quasi una variazione sul tema della bellezza femminile. Al di fuori di ogni pregiudizio derivante dai dettami religiosi (la donna nuda aspetta serena Giove in forma di pioggia d'oro che la feconderà), l'opera è, come lo stesso autore la definisce, una vera e propria poesia.

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Tiziano Vecellio: Flora

Tiziano Vecellio:
Flora


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