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Protagonista, con Tiziano e Tintoretto, della splendida stagione artistica del Cinquecento veneziano, Paolo Caliari detto il Veronese si forma presso la bottega del pittore Antonio Badile dove apprende un elemento destinato a divenire preziosa costante del suo stile: il disegno che contorna zone di superficie colorate e giustapposte
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Sua tipica tendenza è quella di ricorrere a colori complementari, capaci di generare, accostandosi e riflettendosi, l’equivalente della luce bianca mediante un’intensa luminosità chiara: tale modalità di rappresentazione cromatica sarà studiata scientificamente soltanto nel XIX secolo e diverrà, peraltro, presupposto fondamentale della pittura “impressionista” e “puntinista"
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A proposito dell'arte di Tintoretto e Veronese, il trattatista Carlo Ridolfi, intorno alla metà del Seicento così si esprime:" non si può, se non dire che l’uno fosse il Castore, l’altro il Polluce del cielo della pittura, e che a guisa di novelli Atlanti sostenessero così nobil peso, ambo giovando con i dipinti esempi, dilettando con le varie invenzioni e con gli artifici più accurati dell'arte"
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Dalla pittura mantovana Veronese trae l'impalcatura monumentale delle sue opere, da quella scaligera riceve la capacità di accostare i colori senza fonderli con passaggi graduali, in maniera che essi si esaltino reciprocamente sommando le rispettive qualità luminose
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