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Biografia di Francesco Rosi
(Napoli, 1922)
Abbandonati
gli studi di giurisprudenza, si avvicina al mondo
della celluloide facendo l’assistente per cineasti
quali Visconti,
Antonioni, Emmer e collaborando alla
sceneggiatura di film come “Bellissima” (1951) e
“Parigi è sempre Parigi” (1951). Esordisce nel
lungometraggio con “La sfida” (1958), dove si
narra della lotta fra bande nella camorra napoletana:
il film ottiene un premio speciale per la regia a
Venezia. Il seguente “I magliari” (1959) si muove
nell’ambiente degli emigranti e ne conferma la
statura d’autore; ma è con “Salvatore
Giuliano” (1962), geniale ricostruzione della
vicenda del bandito siciliano fondata sulla mescolanza di documenti e finzione, che egli raggiunge la
propria piena maturità artistica. Insignito di vari
riconoscimenti, il lavoro procura a Rosi rinomanza
internazionale e diviene una sorta di modello per il
cinema d’indagine a venire. Insignito del Leone
d’oro alla Mostra di Venezia, il successivo “Le
mani sulla città” (1963) si occupa della
speculazione edilizia a Napoli e suscita, all’uscita
nelle sale, feroci polemiche. Dopo le parentesi de
“Il momento della verità” (1964) e di “C’era
una volta” (1967), Rosi torna all’impegno con
“Uomini contro” (1970) - vibrante versione
schermica del romanzo di Emilio Lussu “Un anno
sull’altopiano” - e con “Il caso Mattei”
(1972), ritratto
del carismatico personaggio sino alla sua misteriosa fine. “Lucky Luciano” (1973) è,
ancora, una vigorosa opera dal tono
semidocumentaristico sulla mafia e “Cadaveri
eccellenti” (1975, dal romanzo di Leonardo
Sciascia “Il contesto”) un pungente apologo sul
potere: mentre “Cristo si è fermato ad Eboli”
(1979, dall’omonimo libro di Carlo Levi) segna un
ricupero del meridionalismo, stavolta in chiave
lirico-evocativa. Da qui in avanti, Rosi si dedica ad
un professionismo di buon livello, privo però di
ispirazione ed anima: all’intimista “Tre fratelli” (1981) fanno
seguito una coloratissima “Carmen” (1984), il
deplorevole “Cronaca di una morte annunciata”
(1987), il deludente “Dimenticare Palermo” (1990)
ed il desolante ritorno a Levi de “La tregua”
(1997), che denuncia nel Nostro una preoccupante
carenza d’ispirazione.
F.T.
Filmografia di Francesco Rosi
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