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Le ultime leve
Sommario
1.
Prima parte
2.
Seconda parte
Sotto l’egida della Sacher di Nanni Moretti, si situano gli esordi di alcuni registi destinati a durare. Il padovano Carlo Mazzacurati ha analizzato in “Notte italiana” (1987) gli umori e gli intrighi di certa provincia italiana, per poi raggiungere esiti assai felici negli intensi “Un’altra vita” (1992) e “Vesna va veloce” (1996) - ritratti amari e penetranti di personaggi feriti dall’esistenza - e meno convincenti ne “Il toro” (1994), “La lingua del santo” (2000), “A cavallo della tigre” (2002). Il romano Daniele Luchetti che, licenziati il bizzarro “Domani accadrà” (1988) ed il divertente “La settimana della sfinge” (1990), conseguì un notevole successo con la velenosa satira politica de “Il portaborse” (1991), ha in seguito infilato una serie di titoli poco azzeccati, dai quali emerge solo l’acre grottesco de “La scuola” (1995). Il calabrese Mimmo Calopresti infine, dopo aver bene impressionato con “La seconda volta” (1995), incentrato sull’ambiguo rapporto fra una ex-terrorista ed un docente universitario che ella aveva a suo tempo ferito, ha dato conferma delle proprie doti ne “La parola amore esiste” (1998) ed in “Preferisco il rumore del mare” (1999), ma è poi incappato in un vero e proprio infortunio con “La felicità non costa niente” (2002), saturo di poeticismi ed inutilmente verboso. All’orgoglio caparbio di pochi cineasti - vogliamo citare almeno il pisano Paolo Benvenuti che, attraverso opere rigorose ed anticommerciali quali “Il bacio di Giuda” (1988), “Confortorio” (1992), “Tiburzi” (1996) ed il meraviglioso “Gostanza da Libbiano” (2000), porta avanti un proprio discorso all’insegna d’una personale poetica - si contrappone il cinema vincente al botteghino, che ormai da gran tempo si identifica con la commedia.
In genere pensati per le festività natalizie, i prodotti di detto settore oscillano fra la pulizia formale ed il perbenismo di fondo del cinema di Leonardo Pieraccioni - “Il ciclone” (1996) ed “Il paradiso all’improvviso” (2003) ne sono i picchi - e la sguaiataggine, la rozzezza programmatica della ditta Neri Parenti-Christian De Sica-Massimo Boldi, artefici di quei film-panettone di cui “Merry Christmas” (2001) è forse il miglior esempio: in mezzo, l’intelligenza, il garbo, l’assenza di volgarità delle pellicole con Aldo, Giovanni e Giacomo, col recentissimo “Tu la conosci Claudia?” (2004) sugli scudi. Si tratta - in tutti i casi e pur con le differenze di cui sopra - di un cinema paratelevisivo, pensato per un pubblico che trascorre le proprie serate davanti al piccolo schermo e vuole ritrovarne i sapori anche nel buio delle sale. Non è così, comunque, che si risolve il problema della disaffezione degli spettatori per il cinema di casa nostra, che negli anni è stato sinonimo di arte, cultura, impegno politico e sociale, altissima professionalità in tutti i ruoli. Sono, questi, i punti dai quali si dovrà ripartire se si vorrà tentare, sul serio, l’impresa d’una rinascita che abbia carattere non fittizio e non provvisorio: è l’auspicio che, per chiudere questa nostra lunga ricognizione, ci sentiamo di esprimere, anche a nome di chi ha avuto la bontà di leggerci.
F.T.
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