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Roberto Cuoghi
L’esplorazione sistematica della propria identità, ma in termini di ribaltamento, dissezione, piazzamento, deformazione, è il leitmotiv della esperienza singolare di Roberto Cuoghi (Modena 1973). Il giovane artista, che vive a Milano, si è andato affermando con una serie di performances – installazioni nelle quali l’autobiografismo viscerale si riversa in creatività stralunata. Presenze ospitate anche in importanti manifestazioni europee (Francoforte, Vilnius, Berlino, Parigi) oltre che in prestigiose rassegne italiane. Fra quelle in corso, la prima Triennale di Torino a cura di Francesco Bonami (“La sindrome di Pantagruel”) e la collettiva internazionale “Egomania” nella Galleria Civica di Modena diretta da Angela Vettese. Qui propone una serie di “autoritratti” schizzati con matite e tempere su fogli, o manifesti- tazebao tracciati con mano incerta, indossando occhiali scuri da saldatore che limitano e deformano il campo visivo. Ultimo atto di una serie di esperienze di conturbante dilatazione e anticipazione dei tempi e degli spazi dell’esistere, come quella di vivere “da vecchio”, raddoppiandosi l’età, tingendosi di bianco i capelli, indossando abiti del padre. Oppure (come a Manifesta 4, Francoforte 2002) costruendosi una specie di capanno- prigione sotto un ponte del Meno.
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