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"Era il più cattivo, quindi il migliore perché è il critico d'arte, lo
storico dell'arte di questi ultimi quarant'anni che pur nella più stretta osservanza filologica e quindi facendo scoperte fondamentali, riconoscendo dipinti sconosciuti, scoprendo opere disperse, ricomponendo polittici e quindi facendo il mestiere dello storico dell'arte in senso stretto, aveva in realtà Zeri stabilito un metodo di comprensione del mondo per cui la visione della storia dell'arte e la prospettiva della conoscenza della storia dell'arte era un modo per interpretare la realtà ed il
presente." Vittorio Sgarbi.
Federico Zeri (1921-1998) è riconosciuto come uno dei maggiori storici dell'arte italiani. La
sua carriera si dipanò ai margini delle università e delle consorterie dei
musei. Zeri ha sempre documentato e
criticato l'abbandono, il degrado e le distruzioni del patrimonio artistico italiano.
Frequentatore della buona società internazionale nel suo libro
autobiografico "Confesso che ho sbagliato"
(TEA) ha raccontato, attraverso una serie di aneddoti,
un'infinità di avvenimenti di un'epoca che non esiste più.
Tra i suoi i libri ricordiamo i cataloghi della Galleria Spada (1954) e della Galleria Pallavicini (1959), "L'arte senza tempo di Scipione da Gaeta"
(1970), "La percezione visiva dell'Italia e degli italiani"
(Einaudi 1989), "Pittura e
Controriforma" (Neri Pozza, 1997),
"Dietro l'immagine" (Neri
Pozza 1998). Infine consigliamo "Venti modi di essere, Zeri",
(Umberto Allemandi), un libro che presenta storici dell'arte, amici e collaboratori,
alle prese con il ritratto impossibile di un uomo
indimenticabile.
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