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Lara Favaretto
Artista emergente è la trevigiana Lara Favaretto, 33 anni, studi a Milano, ed ora trasferitasi a Torino: città ideale, dice, per il suo mondo impostato su corde di “realismo magico”. Si è fatta notare in rapida successione di riconoscimenti, vincendo nel 2001 il premio Furla per l’arte e una borsa di studio annuale al PS1 di New York, conseguendo nel 2004 una borsa di studio istituita dagli Amici Sostenitori del Castello di Rivoli e infine ricevendo nel 2005, il premio alla Biennale di Venezia per la giovane arte italiana. Premio ottenuto con la presentazione di un video (“La terra è troppo grande”) che esibiva una sorta di festa magica lungo le sponde di un corso d’acqua. Maschere, personaggi da circo, citazioni carnevalesche ricorrono spesso in installazioni e performances che sollecitano anche l’intervento del pubblico. Una fantasia la sua, capace di rendere “personaggi” anche una parata di bombole d’ossigeno (“Plotone”, 2005), oppure di coinvolgere in azioni stralunate, come la prova di sollevare due asini (“Sollevarlo non vuol dire volarlo”, 2003). Ma anche con virate drammatiche, come una lunga corda ondeggiante fatta di suoi capelli, oppure (in “Artissima” 2006 a Torino) l’urtante esibizione di una statua - manichino di donna che urinava in piedi, a mo’di maschio.
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