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Diego Perrone

Un mondo sospeso fra cruda realtà quotidiana e sussulti visionari è quello evocato dal piemontese Diego Perrone, classe 1970. Artista che si è imposto all’attenzione nazionale sin dalla sua presenza nella Biennale di Venezia del 2003 con un crudo video, “Vicino a Torino muore un cane”, che seguiva con sguardo impassibile l’agonia di un cane randagio. Da allora ha rapidamente asceso la scala della notorietà, sino alla personale che gli è stata dedicata dalla Fondazione Sandretto a Torino, e con partecipazioni a rassegne prestigiose a New York e a Parigi. Il tema di una minaccia incombente, o di una situazione inquietante, o di una sorta di dissoluzione entropica, è ricorrente nelle invenzioni (video e foto digitali) di un autore che sembra sottrarsi alla tradizione italiana della quieta forma. Nella serie fotografica “Come suggestionati da quello che dietro di loro rimane fermo”, è conturbante il peso del tempo e della memoria: si vedono contadini che reggono pesanti corna di animali preistorici. Nella serie quasi di esordio, “I pensatori di buchi” (2002) si ripeteva il gesto di scavare fosse nel terreno, giorno dopo giorno, di diametro diverso. In lavori recenti la dimensione dell’assurdo e del vuoto si distende in ironia: come nel video che inventa un Totò che fa spogliarello. 

Diego Perrone, Totò messo a nudo 2005

Diego Perrone, Totò messo a nudo 2005

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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