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Massimiliano Gioni
Critico attivo di nuova generazione è Massimiliano Gioni, milanese, 34 anni, uno dei pochissimi italiani ad avere già una proiezione internazionale, sulla scia dei suoi modelli, Germano Celant e Francesco Bonami. Infatti, divenuto nel 2003 direttore artistico della Fondazione Trussardi a Milano, da allora Gioni ha promosso e curato una serie di mostre di apertura alle tendenze più avanzate dell’arte. Determinante è stato il suo sodalizio con Maurizio Cattelan, l’artista italiano oggi più rappresentativo al mondo. Con lui e con un’altra giovane curatrice, Ali Subotnik, ha fondato una galleria “virtuale” (la “Wrong Gallery”, con apparizioni a New York, Londra, Berlino), una rivista d’arte ad uscite irregolari (“Charley”) e ha curato l’edizione 2006 della Biennale di Berlino. Filo conduttore di tutte le iniziative, una idea di arte precaria, nomade, mescolata con la vita di ogni giorno, che si dà per apparizioni, provocazioni, paradossi, segnali surreali o scambi minimi fra realtà e finzione. Da qui il gran passo a New York, dove è divenuto uno dei tre curatori del New Museum of Contemporary Art, un palazzo concepito come sette “scatole” sovrapposte in Bowery Street, con la mostra inaugurale “Unmonumental” (opere di assemblaggio e di collage, fragili e precarie, in relazione con lo spirito del tempo dopo il crollo delle Twin Towers, eseguite da due gruppi successivi di autori, tredici per volta).A marzo 2008 presenterà il giovane artista americano Paul Chan (luci e ombre proiettate sul pavimento, attraversabili e calpestabili). Analogamente, gli artisti di spicco presentati a Milano per la Fondazione Trussardi hanno esposto opere e compiuto operazioni nei luoghi più disparati della città: ultimi in ordine di tempo, l’italiana Paola Pivi e il duo svizzero Fischli & Weiss.
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