Stadi che sembrano astronavi, voci di folla che si caricano di risonanze extraterrestri, luci che si sublimano in notturni stellati: così Grazia Toderi, 39 anni, padovana operante a Milano, ha investito di vibrazioni cosmiche il linguaggio "freddo" della videoarte. Era partita da esperienze di minimalismo domestico, come in "Nontiscordardime", video del 1993: una piantina investita da un getto dacqua di doccia, che resiste sotto lo sguardo di una telecamera fissa. Il brivido dellinfinito o dellindefinito appare dal 1997: una bambolina ruota con una palla rossa mentre sfilano sullo sfondo immagini della conquista della Luna ("Nata nel 63"). Lartista conquista notorietà fra il 98 e il 99, con una personale al Castello di Rivoli e la partecipazione alla Biennale di Venezia. Uno stadio ripreso dallalto in notturna diventa una specie di disco volante, con le luci sul campo che emettono bagliori ("Il decollo", 1998). Carri celesti trascorrono nei video ispirati da "Il fiore delle mille e una notte" di Pasolini (1999). Su questa scia nascono altri video su stadi, arene, teatri. Lo sguardo della Toderi si allarga nel 2001 a visioni aeree di città che divengono anelli spaziali, geometrie di luce: Roma, Firenze, Londra. Ultimo approdo New York, con stadi e subways a confronto.