Una grande personale nella Galleria dArte Moderna di Bologna celebra Claudio Parmiggiani (Luzzara 1943), artista di spicco internazionale col suo repertorio di oggetti, installazioni, pitture, denso di poetici misteri, di citazioni letterarie e filosofiche, di manipolazioni alchemiche, silenzioso ed appartato. Dallesordio nella libreria Feltrinelli di Bologna nel 1965 alla mostra in programma per il maggio 2003 nel Museo di Tel Aviv, il percorso di Parmiggiani è scandito da opere di malinconica riflessività, unidea del mondo come memoria di ombra e luce, di terra e cenere, natura spiritualizzata. Sintitola infatti "Angelo" l installazione di scarpe in terra fangosa (1995) che si collega con i calchi in gesso degli esordi (1965). Così nel 68 realizzava "Luce luce luce", pigmento di polvere gialla abbacinante sul pavimento. Drammatizzante, al contrario, il "Labirinto" di vetri rotti (1970). E pigmenti, polveri, ceneri di legni, installazioni di fuoco e fumo (la serie delle "Delocazioni" dal 70 al 97) si propongono alternati a sprazzi di oro e strutture di luce (come il permanente "Faro dIslanda", 2000). Fra le innumerevoli sue presenze in mostre dEuropa, le sale nelle Biennali di Venezia 82, 84, 86, 95, al Museo di Ginevra 95, al Centre Pompidou di Parigi 97.