Una inconsueta carriera di militanza sul campo ha portato Francesco Bonami, fiorentino, 48 anni, alla direzione della sezione Arti Visive della Biennale di Venezia per il 2003. Dopo studi di Accademia e di Università, esordì come pittore negli anni Ottanta, anche con qualche successo. Ma lavorando tra Milano e New York, cominciò a collaborare con una nota rivista darte, "Flash Art", assumendone la corrispondenza dagli Usa. Di qui una rapida ascesa come critico aggiornato e sensibile, aperto alle novità. Nel 1993 viene invitato da Achille Bonito Oliva a curare una sezione di "Aperto" proprio nella Biennale veneziana, in cui lancia due giovani assurti a grande notorietà, Maurizio Cattelan e Matthew Barney. Due anni dopo organizza sempre a Venezia la mostra "Campo". Viene notato da Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, presidente della omonima Fondazione a Torino, e per lei cura nel 97 la mostra "Campo 6" e (nel 2002) una importante rassegna di artisti italiani emergenti. Negli Usa diviene senior curator del Museo di Arte Contemporanea a Chicago, in Europa fa parte del comitato di "Manifesta" a Francoforte. Cè molta attesa per le sue scelte per la edizione (a giugno) della Biennale del cinquantenario, alla quale ha chiamato a collaborare un folto stuolo internazionale di curatori.