|

|
Agostino
Bonalumi (Vimercate 1935) è stato esponente di spicco fra
gli anni Sessanta e Settanta di una concezione forte
dell’arte come esperienza tattile fra pittura e scultura,
dialogante con contemporanee esperienze americane (le "shaped
canvas"): tele la cui superficie viene modellata grazie
ad imbottiture e supporti lignei. I rilievi che si producono
su campi monocromatici (bianco, blu, rosso, nero, grigio)
determinano strutture percettive di segno astratto. Dopo
studi di disegno tecnico e meccanico e gli esordi dal 1948
in clima informale nello studio di Enrico Baj, anima la
scena culturale milanese insieme a Piero Manzoni,
Castellani, Lucio Fontana, col sostegno di studiosi come
Gillo Dorfles. Fonda anche la storica rivista "Azimuth".
A questa sintesi fra rigore razionale e sensorialità
costruita, Bonalumi è rimasto sempre fedele. Dalla sala
personale alla Biennale di Venezia del 1970 al premio del
Presidente della Repubblica 2001, la sua ricerca si svolge
accentuando gli aspetti tridimensionali (specie nella serie
di "Rapporti", 1981 –2002). La sua personale
presso la Guggenheim di Venezia (luglio 2002), con una
installazione eseguita per la prestigiosa sede, conferma la
sua idea, espressa in vari scritti teorici: arte come
tensione continua fra pensiero e realtà fisica.
|

|