Il
milanese Gianni Colombo
(1937 – 1992) è stato
esponente di spicco delle
esperienze di arte cinetica
e “programmata” in
Italia. Dopo esperienze con
mezzi tradizionali e non
(nel 1958, monocromi in
ovatta, affini a quelli di
Piero Manzoni), costituisce
nel 1959-60 il “Gruppo
T”. Dinamismi fisici con
mezzi elettrici e magnetici,
definizione percettiva di
spazi, uso di luci
industriali dal neon al
laser, sono al centro di
esperienze che esaltano le
potenzialità estetiche del
razionalismo tecnologico.
Del gruppo fanno parte
giovani autori come Boriani,
Castellani, De Vecchi, col
sostegno autorevole di
critici come Argan e Menna.
Il gruppo si collega al
movimento internazionale di
“Nouvelle tendance” che
si presenta in forze alla
Biennale di Venezia del
1968, dove Colombo consegue
il primo premio. L’artista
continua a essere
protagonista anche quando le
fortune della tendenza
cominciano a declinare. In
seguiti Colombo realizza a
Como un monumento alla
Resistenza Europea (1983).
Nel 1985 assume la direzione
dell’Accademia di Brera
dove insegna
“Strutturazione dello
spazio”. Torna alla
Biennale nel 1984.
S’impegna anche in
scenografie di avanguardia (Operntheater
di Francoforte, 1986) e in
progettazioni di
architetture virtuali (le
“Architetture
cagoniometriche” del 1988,
gli “Spazi curvi”
dell’ultimo suo anno,
1992).