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Mimmo Paladino

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Mimmo Paladino

"Lo spazio è una circostanza non determinante. Le dimensioni di un tavolino possono essere sufficienti a provocare tensioni e strategie degne del più vasto affresco". Si può riassumere in questo modo, l'idea artistica di Domenico Paladino nato a Paduli in provincia di Benevento nel 1948. Già nel 1964, visitando la Biennale di Venezia, Paladino resta segnato dalla visione degli artisti Pop americani. Pochi anni più tardi inizia le sue sperimentazioni con il mezzo fotografico associandolo spesso a disegni.
Tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta, unisce alla profonda matrice concettuale delle sue opere un rinnovato interesse per la figura.
La sua arte riscuote ampio consenso all'estero. Nel 1980 giunge all'elaborazione di superfici di grandi dimensioni e opere di forte impatto visivo nelle quali racconta la vita e il mistero della morte. Utilizza l'incisione e molte altre tecniche per rappresentare il proprio "mondo interiore", primordiale e magico. Introduce presto nelle sue tele elementi scolpiti, spiazzando i critici nella sua coesione di modernità e arte povera.
Dal 1985 si cimenta, inoltre, con grandi sculture in bronzo e con installazioni sperimentando così la contaminazione tra diverse forme espressive. Celebre l'installazione in Piazza del Plebiscito di una gigantesca montagna di sale. Da queste opere di forte impatto, decide poi di asciugare la sua arte per spingersi verso un rigore sempre più evidente ed una semplificazione delle strutture. Primo fra molti artisti italiani, ha esposto nel 1994 a Pechino, celebrato dal gotha della critica d'arte contemporanea giapponese.


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