Maestro dellarte concettuale italiana è Giulio Paolini, 63 anni, genovese di nascita ma radicato a Torino (alterna soggiorni a Parigi).
Paolini si è fatto
conoscere negli anni Sessanta, con opere già concentrate sullanalisi del vedere, e sullarte come struttura linguistica che parla di se stessa. Quindi telai di quadri, barattoli e pennelli. Dopo un breve
militanza nelle file di Arte Povera, la sua riflessione si
è estesa al problema dellarte come rispecchiamento, ribaltamento, autorappresentazione. Opere ora famose come "Giovane che guarda Lorenzo Lotto" (1967) testimoniano lintensità enigmatica del rapporto fra artista e spettatore, e tra le forme dellarte con citazioni anche da Poussin, Velasquez, Ingres, Watteau. Dagli anni Ottanta, la sua speculazione si è drammatizzata con installazioni complesse e spettacolari, concertando foto e disegni, sedie e leggii, calchi e frammenti di statue antiche. Il tema del doppio, della copia è stato
ripreso dall'artista anche in numerosi scritti, fra cui "Idem" (Einaudi 1975) con introduzione di Italo Calvino. Prestigiose presenze, dalle Biennali veneziane a Documenta Kassel al Moma di New York, suggellano un percorso, su cui lartista propone una inedita revisione: lantologia di lavori 1960- 1972, dal 29 ottobre a dicembre nella Fondazione Prada a Milano.