La storia della ceramica di Montelupo, rinnovata e rivoluzionata grazie agli scavi e alle scoperte degli ultimi cinque anni, può oggi contare su un apparato editoriale completo. Per la prima volta con la pubblicazione di quattro volumi Fausto Berti, autore della ricerca storica, nonché Direttore degli scavi e del Museo, offre una panoramica esaustiva sulla "Storia della ceramica di Montelupo" (I volume "Le ceramiche da mensa dalle origini alla fine del XV secolo", II volume "Dal Rinascimento al Settecento. La ceramica da mensa", III volume "Ceramiche da farmacia, pavimenti maiolicati, plastiche, manufatti minori e terrecotte", IV volume "Una storia di uomini: le famiglie dei vasai" editi da Aedo per i tipi della Silvana Editoriale). Al centro della sua indagine Berti presenta la tesi del "modello diffusionistico", ovvero la convinzione che la nascita di un linguaggio ceramico nazionale nel corso del Rinascimento sia il frutto di una circolazione "di uomini e di saperi" proprio della penisola. Da qui il rapporto ad esempio, tra la ceramica di Montelupo e quella di Venezia, fino ad arrivare ai ceramisti olandesi che dai veneziani hanno ereditato le tematiche paesaggistiche e lagunari. Al centro della produzione spicca naturalmente la città di Firenze dovuta alla presenza di mercanti, banchieri e grandi famiglie, che in occasione dei matrimoni fra i giovani delle più importanti casate, ordinavano interi serviti da mensa in maiolica, costituiti ognuno da centinaia di pezzi, ordinati secondo una particolare unità di misura, detta "a credenza" (duecento pezzi circa). Attualmente la zona degli scavi abbraccia l'intera superficie del centro storico di Montelupo: la ricchezza del materiale scoperto ha spostato il centro di produzione da Firenze, Siena e Faenza, da cui si riteneva provenisse la maggior parte dei pezzi, a Montelupo. Tra quelli esposti merita una considerazione particolare il piatto "Rosso di Montelupo" del 1509.
Si tratta di un piatto in maiolica di straordinaria ricchezza figurativa e cromatica, firmato con la sigla LO, della bottega di Lorenzo di Piero di Lorenzo, una delle più prestigiose dell'epoca. Attiva dalla fine del Quattrocento agli inizi del Seicento, la bottega ha il merito di aver ufficializzato e diffuso precisi stili di lavorazione: "a grottesca" (come per il piatto di Montelupo), caratterizzata da una decorazione molto ricca sia per temi che per colori (putti, uccelli, frutta, cornucopie, trofei, animali), "alla porcellana" e "a nodo", vicini ai prototipi orientali.