Non ho voglia | di tuffarmi | in un gomitolo | di strade |
Ho tanta | stanchezza | sulle spalle |
Lasciatemi così | come una | cosa | posata | in un | angolo | e dimenticata |
Qui | non si sente | altro | che il caldo buono |
Sto | con le quattro | capriole di fumo | del focolare |
"Non ho voglia di tuffarmi in un gomitolo di strade": la poesia - tratta dalla raccolta "Allegria di Naufragi", apparsa nel 1919 e diventata, nel 1931, "L'Allegria" - comunemente nota come "Natale", è stata composta nel Natale del 1916, durante una licenza che Ungaretti trascorse a Napoli in casa di amici. Il momento di tregua dalla guerra consente al poeta un attimo di respiro: l'uomo straziato dal dolore per la morte dei compagni, per il conflitto in sé che è naufragio dell'intelligenza umana, trova rifugio nel nido protettivo del "caldo buono", opposto alla confusione delle strade. Essa non fa, infatti, per l'"uomo di pena" in cui il poeta si identifica nella lirica "Pellegrinaggio", destinata a diventerà il ritratto suo più sentito: "Come tale, Ungaretti uomo di pena, mi parrà di dovermi anche in seguito, sempre, identificare". Qui è l'uomo, e il soldato, che ha "tanta stanchezza sulle spalle". L'immagine contribuisce a delineare i tratti dell'Ungaretti de "L' Allegria", diario di carattere autobiografico che costruisce, attraverso l'esperienza della guerra, una biografia interiore culminante nella lirica "I fiumi", in cui il Nilo, il Serchio, l'Isonzo, la Senna costituiscono le tappe di un bilancio esistenziale.
Le tematiche de "L'Allegria di Naufragi" sono, infatti, la presa di coscienza di sé, insieme alla scoperta che tutto è naufragio e si consuma nel tempo: da qui, la consapevolezza che l'allegria può risiedere solo nell'attimo, che è fuggitivo e che solo l'amore può strappare al tempo. Così, "le quattro capriole di fumo del focolare" possono offrire quell'attimo di pace prezioso.
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