Nato a Reggio Calabria nel 1917, si afferma ben presto come autore di drammi e commedie per il teatro. Il suo testo drammatico "La frontiera" viene rappresentato nel luglio 1945, con buon esito, al Quirino di Roma. L'anno seguente, all'Excelsior di Milano, debutta "Cronaca", ove l'obiettivo è puntato - con largo anticipo sui tempi - su giovani borghesi ai margini del bel mondo romano (Claudio Gora ne ricaverà, nel '53, il potente "Febbre di vivere", pellicola di insolità crudezza per quegli anni). Infine, nel '47, viene rappresentata - al Teatro delle Arti di Roma - "N.N" , vicenda di forte tensione morale che chiude una sorta di ideale trilogia dell'Italia postbellica.
Nel frattempo, Trieste ha cominciato una intensa attività di sceneggiatore cinematografico, collaborando a film quali "Gioventù perduta" (1948) di Pietro Germi, "I fuorilegge" (1950) di Aldo Vergano, "Il cielo è rosso" (1950) di Claudio Gora. L'occasione d'esordire nelle vesti di attore gli è, invece, offerta dall'amico
Federico Fellini, che gli assegna ne "Lo sceicco bianco" la parte di Ivan Cavalli, il giovane che durante il viaggio di nozze a Roma perde le tracce della mogliettina Wanda. L'anno successivo, pure con Fellini, indosserà ne "
I vitelloni" i panni di Leopoldo, l'intellettuale inconcludente e velleitario destinato a subire le profferte di un anziano capocomico. Successivamente, il Nostro s'incamminerà sui sentieri di una lunga e fortunata carriera di caratterista: in essa, vanno almeno ricordati i ruoli rivestiti per
Pietro Germi in "
Divorzio all'italiana" (1961; è Carmelo Patanè, il pittore con cui il protagonista spinge al tradimento la detestata consorte) e "
Sedotta e abbandonata" (1963; è il barone Rizieri, lo spiantato nobiluomo che accetta di fidanzarsi con la ragazza disonorata), oltre a quello del reduce della guerra di Spagna ne "L'uomo delle stelle" (1995) di
Tornatore, che gli frutterà un Nastro d'argento ed un David di Donatello. Abile nel registro comico quanto in quello drammatico, misurato e intelligente, il Trieste ha dato prova della propria versatilità anche con due non disprezzabili prove registiche, "Città di notte" (1956) ed "Il peccato degli anni verdi" (1960).
F.T.