Non poteva mancare, nella bella collana "Parole e canzoni" curata da Vincenzo Mollica, una ricognizione nell'ormai lunga carriera artistica di Giorgio Gaberscik, in arte Gaber. Milanese, classe 1939, egli debutta giovanissimo al Santa Tecla, un locale di Milano dove si esibisce con Celentano, i Rocky Mountains ed Enzo Jannacci. Inizialmente, il suo repertorio prevede canzoni fragili e garbate ("Non arrossire", il brano più celebre del periodo); ma, poco alla volta, i suoi interessi prendono a spostarsi verso argomenti e tematiche differenti.
Già nel '69, con "Suona chitarra", cerca di spiegare al pubblico che la musica può non essere solo evasione; l'anno dopo, il suo discorso vieppiù si precisa con "Il signor G", che ne segna il debutto al Piccolo Teatro di Milano e dà pure il via alla fortunata collaborazione artistica con Sandro Luporini, un pittore viareggino assieme al quale firmerà in seguito tutti i propri spettacoli. Inventore del teatro-canzone, mescolanza ardita di brani recitati e cantati da un individuo solo al centro della scena, Gaber porterà dipoi detta formula alla perfezione attraverso lavori straordinari quali "Dialogo tra un impegnato e un non so" (1972), "Far finta di essere sani" (1973), "Libertà obbligatoria" (1976), "Polli d'allevamento" (1978), sino ad "Un'idiozia conquistata a fatica" (1997) ed al recente ritorno alla forma-disco de "
La mia generazione ha perso" (2001).
Come d'uso, il cofanetto contiene un libro ed una cassetta: il volume, dall'appropriato titolo "La libertà non è star sopra un albero", presenta - dopo un'interessante prefazione di Gad Lerner ed una introduzione di Massimo Bernardini - un'ampia scelta di canzoni e monologhi teatrali suoi; il vhs allinea invece, in poco più di 70 minuti, una eccelsa sintesi dell'intero percorso musicale del Nostro, dalle prime apparizioni televisive ("Ciao, ti dirò", nel 1959 al "Musichiere") sino alle più recenti (come quella in "Pinocchio" del 1998, con l'esecuzione della commovente "Qualcuno era comunista"). E' l'occasione, insomma, per accostarsi a un protagonista della vita culturale nostrana dell'ultimo mezzo secolo, attraverso un'antologia ragionata ch'è quasi una summa dell'arte sua.